Il progetto per le future Terme di Ramici, tra Alviano e Lugnano, non è più solo un'idea. Nero su bianco ecco disegni e studi per la stazione termale, il centro benessere, il parco acquatico. Un complesso che a pieno regime punta ad accogliere 300mila presenze l'anno. La Regione, insieme alla Provincia e a Sviluppumbria, di concerto con i due comuni interessati, hanno prodotto un progetto preliminare, redatto da un team di architetti di Perugia: tavole grafiche, simulazioni, ricerche scientifiche sulle acque, previsioni di intervento. Il cuore del complesso è ovviamente la stazione termale.
Sono previste attività di balneo fangoterapia, cura delle vasculopatie periferiche, cura delle malattie reumatiche, dermatologiche, ginecologiche e riabilitazione motoria. Accanto alla funzione sanitaria della stazione termale c'è poi anche la funzione estetica del centro benessere, e un hotel a quattro stelle di trenta camere per chi volesse fare una vacanza salutista. Gli inestetismi della pelle e del corpo possono essere trattati con maschere di fango, impacchi di fanghi al cuoio capelluto e al corpo, associati o meno a bagni e docce.
Inoltre sono previsti idromassaggi, wellness, spa con massaggi, fitness e cosmetica. C'è poi la parte ludica e sportiva. Il parco è stato pensato con canali e piscine naturali. In alcuni punti sarà alimentato con le acque sulfuree di Ramici, in altri con le acque dolci del Tevere, che scorre nelle vicinanze. Per riscaldare l'acqua ove ve ne fosse la necessità, è stato pensato un grande parco fotovoltaico, con pannelli solari che fanno anche da tettoia per i parcheggi delle auto. Alla base del progetto ci sono degli studi scientifici, realizzati dai dipartimenti dell'Università di Camerino, che attestano le grandi proprietà curative delle acque di Ramici. Interessante la parte architettonica dell'impianto.
La gran parte dei volumi sono realizzati con giardini pensili. L'hotel, che dà i volumi più consistenti, sarà a tre piani fuori terra. Per realizzare il tutto basteranno le volumetrie già presenti nel piano regolatore comunale, quindi i tempi burocratici potranno essere brevi. Per costruire l'intero complesso sono previsti 5 anni. Le Terme di Ramici hanno la strada spianata dal punto di vista della volontà politica e della burocrazia. Quello che manca per partire è l'interessamento di un grande gruppo privato che abbia voglia di investire. Ma anche su questo fronte i contatti sono stati avviati.
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mercoledì 15 giugno 2011
venerdì 5 marzo 2010
Orvieto città del week end
Negozi aperti nel fine settimana?
La "sfida" lanciata dall'esperto di marketing, guru della comunicazione di Benetton e Fiat Auto, Vittorio Ravà al recente forum sul turismo promosso dall'assessore Marco Sciarra, di creare il nuovo brand "Orvieto, città del week end" non è caduta nel vuoto. Ed è il presidente di Confcommercio Giuseppe Santi a raccoglierla.
Sulla Rupe, "gli eventi non servono" anzi,
Ma per diventare una perfetta cittadina del fine settimana non occorrono tanti magheggi o ricette miracolose. Basta cambiare le abitudini
"Prima pensiamo a risollevare l'immagine del prodotto Orvieto, non tagliando gli eventi, anzi incrementandoli senza troppi piani marketing. Quello che serve è creare un distretto culturale per individuare esigenze e priorità di aziende e commercianti locali", poi si vedrà.
La "sfida" lanciata dall'esperto di marketing, guru della comunicazione di Benetton e Fiat Auto, Vittorio Ravà al recente forum sul turismo promosso dall'assessore Marco Sciarra, di creare il nuovo brand "Orvieto, città del week end" non è caduta nel vuoto. Ed è il presidente di Confcommercio Giuseppe Santi a raccoglierla.
"La ricetta non è tanto quella di tagliare gli eventi, anzi, tolti quei pochi durante l'anno saremmo morti. Puntare tutto sul fine settimana sarebbe invece un ritornare indietro nel tempo. Va ricreata - ha detto - un'identità di territorio vasto e gestito il prodotto Orvieto senza ricorrere a costosi piani di marketing ma facendo sistema con imprese ed attività. Poi l'apertura dei negozi nel fine settimana ne sarà una conseguenza."In netta contrapposizione rispetto alle scelte turistiche e culturali che hanno caratterizzato gli ultimi anni, Ravà, nel suo intervento, ha infatti sbarrato la strada all'eventismo.
Sulla Rupe, "gli eventi non servono" anzi,
"serve creare una promozione distribuita tramite un marchio Orvieto"che punti, in particolar modo, al mercato di riferimento geograficamente più vicino, la Capitale.
"Orvieto - ha aggiunto - dovrà diventare per i romani quello che è Venezia per i milanesi: una città dove ritrovare se stessi, con una vita sociale e culturale che nelle grandi città è morta", insomma, una comoda poltrona per i romani.
Ma per diventare una perfetta cittadina del fine settimana non occorrono tanti magheggi o ricette miracolose. Basta cambiare le abitudini
"dei commercianti e i giorni di chiusura delle principali attività commerciali."Infatti le saracinesche dei negozi abbassate nell'orario di punta (dalle 13 alle 16), sono state da sempre oggetto di particolari polemiche e di screzi tra chi ha colto la necessità e chi, invece, continua ad essere sordo.
"Per Orvieto - ha spiegato Ravà - bisognerà fare una ricerca e decidere insieme come accontentare i nuovi bisogni costruendo l'offerta costellazione perché la cattedrale non può diventare l'offerta centrale."e gli strumenti individuati dall'esperto marketing per creare la marca Orvieto sono tutti incentrati su "una migliore comunicazione" oltre alla valorizzazioni di percorsi e patrimonio storici ed enogastronimici già compresi nel biglietto da visita della Rupe.
"Era dall'estate del 1999 - ha commentato Sciarra - che l'amministrazione non chiamava tutti per concertare linee comuni per l'individuazione del prodotto Orvieto e più in generale per discutere di problemi opportunità del comparto."Data proprio la vastità degli argomenti da affrontare il forum proseguirà con un nuovo appuntamento pubblico fissato per mercoledì prossimo alle 15,30 nella sala consiliare del Comune.
sabato 2 gennaio 2010
Aziende agrarie in ginocchio nell'Orvietano
Tempo di bilanci per l'agricoltura orvietana. In tutto il comprensorio è, questo, un settore che arranca ed oltre due terzi delle aziende sono praticamente in ginocchio. Il quadro tratteggiato nei giorni scorsi da Roberto Poggioni, presidente di Confagricoltura Orvieto, riconsegna un comparto produttivo fortemente in affanno. Dati alla mano, su 950 aziende sono oltre 600 quelle a rischio, specie per quanto riguarda la coltura di mais, farina e cereali. Il settore subisce ancora gli effetti di un deterioramento del valore aggiunto e, a livello nazionale, si sono persi circa due miliardi di euro in cinque anni. Da più parti viene chiesto all'amministrazione come intende fronteggiare un così delicato periodo di crisi.
"L'agricoltura - dice a riguardo Antonio Barberani, assessore all'agricoltura e allo sviluppo economico - è una delle questioni centrali su cui stiamo lavorando, dal momento che il nostro è un territorio storicamente votato all'agricoltura."Torna così attuale l'interrogazione fatta recentemente in sede di consiglio comunale da Carlo Tonelli, capogruppo dei Comunisti italiani, finalizzata a conoscere le intenzioni attuali e future in merito. Secondo l'analisi di Confagricoltura, tra i vari comparti che interessano il comprensorio, a chiudere l'anno in una situazione particolarmente negativa sarebbero l'olivicoltura, la vitivinicoltura, ma anche il settore zootecnico e il comparto cerealicolo, in cui perdura una situazione di crisi. Crisi che, secondo Barberani
"offre però anche l'opportunità per cercare di guardare con attenzione al settore agricolo. A partire dagli elementi di grande eccellenza che questo possiede."Soldi permettendo, le proposte per rilanciare il settore agricolo sembrano non mancare. Gli amministratori parlano di un centro per l'agroalimentare, da collocare presso il Palazzo del Gusto. Ma anche della possibilità di lanciare proprio nel complesso del San Giovanni l'antica idea di un istituto del diritto del vino, ovviamente attualizzata e rivisitata, una scuola di formazione legata al settore e la promozione agricola attraverso fondi mirati. In questo senso, si sta già lavorando alla realizzazione della filiera corta a chilometro zero e proseguono, inoltre, gli incontri con le associazioni di categoria per l'attivazione di consumi più responsabili.
venerdì 20 novembre 2009
Iniziative Confapi per il sostegno alle aziende del territorio
La prossima settimana Confapi Terni - Associazione delle Piccole e Medie Industrie della Provincia di Terni ha in calendario una serie di iniziative sul territorio di Orvieto. L'associazione di categoria è impegnata in questi mesi in un'azione mirata di sostegno alle aziende del territorio con strumenti e servizi per fronteggiare la crisi. A partire dal prossimo mese di Gennaio Confapi sarà inoltre presente con una sede permanente ad Orvieto, per presidiare il territorio e fornire agli imprenditori tutta l'assistenza e il supporto necessari per la loro attività imprenditoriale.
Il Calendario degli appuntamenti ad Orvieto:
- Giovedi 26 Novembre alle ore 15,00 presso la sede di via degli Aceri 68 è previsto un seminario del Fapi - Fondo Formazione Pmi costituito insieme a Cgil, Cisl, Uil per promuovere le attività di formazione dei lavoratori. Uno degli strumenti che l'associazione di categoria sta promuovendo tra le Pmi, per gestire la fase di sofferenza economica. Gli imprenditori, aderendo al Fapi, potranno ricevere finanziamenti per la formazione dei propri lavoratori ed accrescere la competitività aziendale.
I fondi Fapi supportano le imprese e i lavoratori nell'attuale crisi economica, finanziando la realizzazione di interventi di sviluppo delle competenze, a sostegno della competitività e dell'innovazione, del lavoro e dell'occupazione. La formazione continua è uno strumento fondamentale, che offre all'impresa e ai lavoratori la possibilità di valutare il proprio stato e per rispondere alle sollecitazioni del mercato. Parteciperanno al seminario il Presidente di Confapi Terni, Carlo Salvati; Camillo Campana, Cisl Umbria e Giorgio Tamaro, Direttore del Fondo FAPI.
-"Lo scenario economico dell'orvietano: il ruolo delle Pmi e di Confapi."
É questo il tema dell'incontro pubblico promosso da Confapi che si terrà sabato 28 Novembre a partire dalle ore 9,00 presso la sala conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto a Palazzo Coelli. Presenti oltre ai vertici Confapi, i rappresentanti istituzionali del Comune di Orvieto e della Provincia di Terni, gli imprenditori ed esperti del sistema economico orvietano.
Nelle scorse settimane Confapi aveva denunciato una situazione di difficoltà per le imprese locali. La ferma presa di posizione da parte dell'associazione è stata raccolta dalle istituzioni e l'incontro di sabato prossimo rappresenta il primo step per pianificare azioni concertate e partecipate atte a traghettare le realtà produttive di Orvieto verso la ripresa economica.
Gli obiettivi dell'incontro pubblico del 28 Novembre e le attività di Confapi Terni che verranno messe in campo sul territorio orvietano, verranno presentate alla stampa Giovedi 26 Novembre alle ore 15,00 presso la sede di via degli Aceri 68 ad Orvieto in occasione del seminario FAPI. Saranno presenti i rappresentanti dell'associazione di categoria e delle istituzioni orvietane.
Il Calendario degli appuntamenti ad Orvieto:
- Giovedi 26 Novembre alle ore 15,00 presso la sede di via degli Aceri 68 è previsto un seminario del Fapi - Fondo Formazione Pmi costituito insieme a Cgil, Cisl, Uil per promuovere le attività di formazione dei lavoratori. Uno degli strumenti che l'associazione di categoria sta promuovendo tra le Pmi, per gestire la fase di sofferenza economica. Gli imprenditori, aderendo al Fapi, potranno ricevere finanziamenti per la formazione dei propri lavoratori ed accrescere la competitività aziendale.
I fondi Fapi supportano le imprese e i lavoratori nell'attuale crisi economica, finanziando la realizzazione di interventi di sviluppo delle competenze, a sostegno della competitività e dell'innovazione, del lavoro e dell'occupazione. La formazione continua è uno strumento fondamentale, che offre all'impresa e ai lavoratori la possibilità di valutare il proprio stato e per rispondere alle sollecitazioni del mercato. Parteciperanno al seminario il Presidente di Confapi Terni, Carlo Salvati; Camillo Campana, Cisl Umbria e Giorgio Tamaro, Direttore del Fondo FAPI.
-"Lo scenario economico dell'orvietano: il ruolo delle Pmi e di Confapi."
É questo il tema dell'incontro pubblico promosso da Confapi che si terrà sabato 28 Novembre a partire dalle ore 9,00 presso la sala conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto a Palazzo Coelli. Presenti oltre ai vertici Confapi, i rappresentanti istituzionali del Comune di Orvieto e della Provincia di Terni, gli imprenditori ed esperti del sistema economico orvietano.
Nelle scorse settimane Confapi aveva denunciato una situazione di difficoltà per le imprese locali. La ferma presa di posizione da parte dell'associazione è stata raccolta dalle istituzioni e l'incontro di sabato prossimo rappresenta il primo step per pianificare azioni concertate e partecipate atte a traghettare le realtà produttive di Orvieto verso la ripresa economica.
Gli obiettivi dell'incontro pubblico del 28 Novembre e le attività di Confapi Terni che verranno messe in campo sul territorio orvietano, verranno presentate alla stampa Giovedi 26 Novembre alle ore 15,00 presso la sede di via degli Aceri 68 ad Orvieto in occasione del seminario FAPI. Saranno presenti i rappresentanti dell'associazione di categoria e delle istituzioni orvietane.
Ufficio Stampa Confapi Terni
Barbara Sabatini
Via Manara, 6 - 05100 Terni
Tel/fax +39 0744. 407623 int. 218
Mobile +39 335.6489853
info@globalmediasnc.com
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lunedì 29 settembre 2008
Il Museo per la Tradizione Ceramica di Orvieto
Patrimonio storico cittadino: l'unione fa la forza. Importanti iniziative ed eventi culturali stimolano il sindaco, Stefano Mocio, sull'argomento della musealizzazione del patrimonio cittadino, guardando ad un contesto generalizzato che costituisce la base di un sistema integrato per la cultura orvietana.
In due giorni sulla Rupe si è passati dalla presentazione del sistema museale dell'Opera del Duomo, alla donazione ufficiale della collezione Curti di ceramiche medievali.
Ben 310 pezzi fra cui il famoso "Papetto", che faranno parte del costituendo Museo per la Tradizione Ceramica insieme ad altre donazioni e a materiali in deposito, provenienti dagli scavi sul patrimonio artistico urbano e di Palazzetto Faina, e alla raccolta di ceramiche rinascimentali del Museo dell'Opera del Duomo.
In due giorni sulla Rupe si è passati dalla presentazione del sistema museale dell'Opera del Duomo, alla donazione ufficiale della collezione Curti di ceramiche medievali.
Ben 310 pezzi fra cui il famoso "Papetto", che faranno parte del costituendo Museo per la Tradizione Ceramica insieme ad altre donazioni e a materiali in deposito, provenienti dagli scavi sul patrimonio artistico urbano e di Palazzetto Faina, e alla raccolta di ceramiche rinascimentali del Museo dell'Opera del Duomo.
"L'idea del patrimonio comune, del patrimonio civico - ha spiegato il sindaco, Stefano Mocio - è emersa anche in occasione della presentazione del nuovo percorso espositivo del museo dell'Opera del Duomo.
Il protocollo d'intesa sottoscritto nella primavera scorsa, ha fatto chiarezza sul fatto che non devono esserci più steccati fra enti e Istituzioni che lavorano sinergicamente per costituire la piena fruizione del patrimonio culturale e artistico di Orvieto.
Oggi quel protocollo d'intesa si va sostanziando in precisi accordi di programma: il primo è stato quello tra il Comune e l'Opera del Duomo per la gestione del Museo Emilio Greco, nei prossimi giorni verrà confermata la convenzione con la Fondazione Faina per la gestione del patrimonio civico che riguarda anche parte del patrimonio ceramico di questa città.
Colgo questa occasione per formulare un 'in bocca al lupo' al dottor Isidoro Galluccio per il rinnovato incarico di Presidente della Fondazione Faina.
Da questo momento, il direttore scientifico del costituendo Museo della Tradizione Ceramica, l'architetto Alberto Satolli, potrà lavorare con maggiori certezze alla concretizzazione ed apertura del museo di cui sono terminati i lavori infrastrutturali e, i pochi che devono essere ancora realizzati, sono legati unicamente al progetto di allestimento che si sceglierà, cioè all'arredo e alle finiture.
La scommessa è quella di creare un luogo di valorizzazione e di spinta allo sviluppo di un importante settore dell'artigianato artistico di Orvieto, di cui oggi la donazione Curti è un pezzo decisivo"
Gabriele Anselmi
dal Corriere dell'Umbria Lunedì 29 Settembre 2008
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giovedì 25 settembre 2008
Il mercato del vino: prospettive di sviluppo. Russia e Paesi orientali, i mercati emergenti - La biodinamica in viticoltura - Orvieto
Vino e mercati internazionali: un mondo da conoscere per rilanciare il settore. Un dibattito profondo e dettagliato sarà quello che sabato mattina, al Palazzo dei Sette, affronteranno i più importanti esperti del settore vitivinicolo nel convegno dal titolo:
Appuntamento determinate per approfondire soprattutto le tematiche dell'approccio al mercato dell'est europeo, decisamente in crescita come viene descritto dalle stime economiche.
L'agricoltura biodinamica è un metodo di coltivazione che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di cibo, che rispettino l'ecosistema terrestre.
"Il mercato del vino: prospettive di sviluppo. Russia e Paesi orientali, i mercati emergenti - La biodinamica in viticoltura", organizzato dalla Camera di Commercio di Terni, in collaborazione con la Regione Umbria e il "Consorzio di tutela dei vini di Orvieto."
Appuntamento determinate per approfondire soprattutto le tematiche dell'approccio al mercato dell'est europeo, decisamente in crescita come viene descritto dalle stime economiche.
"Un convegno importante - lo definisce l'enologo Riccardo Cotarella - nel quale si cercherà di approfondire e conoscere l'evoluzione dei mercati internazionali, come quello russo e giapponese.Il primo aspetto che si andrà ad affrontare è proprio quello del rapporto con i mercati stranieri.
In più, si esamineranno le prospettive delle tecniche biodinamiche applicate alla viticoltura; aspetto decisamente nuovo ed emergente nelle metodologie di produzione del vino."
"Prima di tutto - dice Cotarella - come è nell'intenzione del convegno, il mercato russo e giapponese sono realtà che vanno conosciute e approfondite prima che diventino buone opportunità per i nostri produttori.Nei fatti, la stessa prospettiva che si era manifestata quando anni fa erano i mercati indiani e arabi ad essere evidenziati come potenziali canali di vendita, ma la mancanza di esperienze e di qualificate strategie di marketing sembra non aver datoallora i risultati che inizialmente si attendevano.
Serve conoscerne le tendenze, le necessità, trovare i canali giusti, visitare le zone e capire gli interessi di chi deve acquistare il prodotto.
Potenzialmente, tutte le realtà locali possono diventare oggetto di interesse per il mercato emergente, tutto sta nel modo in cui si riesce a entrare in questo mercato."
"La crisi mondiale del vino - continua Cotarella - che nei fatti non è determinata né dalla qualità e né dalla produzione, ma esclusivamente da una difficoltà economica generalizzata tanto da far diminuire i consumi di beni considerati "accessori" come può essere il vino, impone, soprattutto per le realtà locali, di avvicinarsi nel modo giusto ai mercati esteri, ottenendone un risultato positivo.L'altro aspetto che sarà affrontato nel convegno è quello dell'applicazione delle tecniche di agricoltura biodinamica alla produzione del vino.
Ovviamente, nell'arco di cinque o sei anni la tendenza potrebbe cambiare, considerando che già in Russia, e specialmente in Cina, si punta anche alla produzione interna del vino."
L'agricoltura biodinamica è un metodo di coltivazione che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di cibo, che rispettino l'ecosistema terrestre.
"La biodinamica applicata alla produzione del vino è un altro aspetto che va conosciuto bene prima di avviarne la sperimentazione - spiega l'enologo -.
Non è semplicemente tornare a produrre il vino con tecniche naturali, anzi bisogna essere molto più preparati di quanto lo sia chi produce vino normalmente, altrimenti l'esperimento si trasformerebbe in un flop pazzesco.
Importante è scegliere la zona in cui sperimentare la biodinamica, come possono essere le zone collinari dell'Orvietano, e le uve che vengono prodotte.
A livello mondiale è un mercato in forte crescita, soprattutto verso l'America e i paesi anglosassoni".
Gabriele Anselmi
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 25 Settembre 2008
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venerdì 19 settembre 2008
La bella gente ad Orvieto
Una storia umana che mette i protagonisti di fronte alla scelta della solidarietà. Quanta forza si ha realmente nella vita per aiutare chi ha bisogno? Fin quando l'animo umano riesce a resistere alla difficoltà di stravolgere le proprie certezze per dedicarsi ad aiutare il prossimo? Domande che raccolgono l'essenza di una storia nata tra le colline umbre e che ora prende forma sulla pellicola di una cinepresa.
"La bella gente" è il titolo del film che da due settimane il regista, Ivano de Matteo sta girando nella zona dell'orvietano, tra le Castel Giorgio, Orvieto e la particolare location dell'agriturismo "La Chiusetta".
Il film, scritto da Valentina Furlan, racconta con i colori della commedia di costume, la difficoltà delle persone di far convivere la generosità verso le persone più deboli, alla difesa dei propri interessi e della propria vita personale.
Susanna (Monica Guerritore), lavora in un centro anti-violenza a difesa delle donne maltrattate. Convince suo marito Alfredo (Antonio Catania) a "rapire" una giovane prostituta ucraina, Nadia (Victoria Larchenko) e portarla nella loro casa.
Però, con l'arrivo del figlio di Susanna, Giulio (Elio Germano) e della fidanzata Flaminia (Myriam Catania) i rapporti familiari cominciano a cambiare.
La presenza della ragazza ucraina crea nella famiglia una situazione pericolosa, una minaccia per Susanna e per i suoi legami affettivi.
"La bella gente" è il titolo del film che da due settimane il regista, Ivano de Matteo sta girando nella zona dell'orvietano, tra le Castel Giorgio, Orvieto e la particolare location dell'agriturismo "La Chiusetta".
Il film, scritto da Valentina Furlan, racconta con i colori della commedia di costume, la difficoltà delle persone di far convivere la generosità verso le persone più deboli, alla difesa dei propri interessi e della propria vita personale.
Susanna (Monica Guerritore), lavora in un centro anti-violenza a difesa delle donne maltrattate. Convince suo marito Alfredo (Antonio Catania) a "rapire" una giovane prostituta ucraina, Nadia (Victoria Larchenko) e portarla nella loro casa.
Però, con l'arrivo del figlio di Susanna, Giulio (Elio Germano) e della fidanzata Flaminia (Myriam Catania) i rapporti familiari cominciano a cambiare.
La presenza della ragazza ucraina crea nella famiglia una situazione pericolosa, una minaccia per Susanna e per i suoi legami affettivi.
"Il film - dice il regista Ivano de Matteo - nasce da una storia vera, sulla quale fanno da sfondo le colline e i luoghi dell'Umbria.Affascinate nel ruolo di Susanna, la madre che alla fine difende la sua famiglia, Monica Guerritore.
È una storia che mette di fronte i personaggi alla scelta di credere fino in fondo alla solidarietà, che non sia ipocrisia o falsa generosità.
Il momento in cui si arriva ad affrontare il problema nella condizione di fare inevitabilmente una scelta: quella di aiutare fino in fondo, oppure fermarsi e chiudere la porta.
Una realtà dove si incontra l'esasperazione della quotidianità e la speranza di una nuova possibilità."
"La doppia natura umana che si agita dentro di noi - dice la Guerritore - è la sensazione che anima questa storia.Una famiglia apparentemente solida che rischia di disgregarsi di fronte alla presenza di questa ragazza che tentavano di salvare.
Situazioni che si vivono quotidianamente nella contraddizione e nell'esasperazione delle problematiche umane di essere realmente capaci di fare del bene ad ogni costo.
È un film sul tono di una commedia sottile, molto lucida e divertente, che dall'autocritica fa emergere le piccolezze di ognuno di noi."
"a volte ci crediamo forti di un gesto di solidarietà - ammette Antonio Catania - ma un conto è rimanere lontani dal problema coltivando una solidarietà a distanza e un altro è portarsi a casa il problema e affrontarlo con la propria famiglia e con la propria vita.Il film è prodotto dalla "x Film" e probabilmente uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo anno
Spesso dentro strutture familiari apparentemente solide si nascondono grandi insicurezze fragilità."
Gabriele Anselmi
dal Corriere dell'Umbria Venerdì 19 Settembre 2008
mercoledì 3 settembre 2008
Le cantine di Orvieto e la classificazione delle Ocm
L'Europa condanna il vino italiano e i produttori orvietani sono ovviamente in ansia. L'entrata in vigore della nuova classificazione delle Ocm (Organizzazioni comuni di mercato) dei vini dettata dall'Europa comunitaria, prevista per il primo agosto del prossimo anno, potrebbe compromettere il futuro del sistema vino italiano.
La nuova classificazione, infatti, prevede la cancellazione di più di 470 denominazioni, tra Docg, Doc e Igt, e la loro riduzione a 182, suddivise solo tra Dop e Igp.
Niente più sottozone, quindi, né declassamenti in annate particolarmente sfavorevoli oltre al problema del riconoscimento delle denominazioni, che a quel punto spetterà esclusivamente alla Comunità Europea.
Se la prospettiva verrà trasferita sul territorio regionale le conseguenze sono ovvie: in Umbria si dovrebbe infatti passare da 28 a 19 denominazioni di vini.
Ragionando per macroaree anche il comprensorio risentirebbe molto di questa nuova normativa europea: Orvieto, Orvieto Classico, Rosso Orvietano, Lago di Corbara, in parte Trasimeno, Colli Amerini e Umbria Igt sono le denominazioni le quali, sovrapponendosi in tutto o in parte, potrebbero scomparire da qui ad agosto 2009.
Si tratta, comunque, di ipotesi in quanto l'iter per la riclassificazione delle zone di denomistato sarà ancora lungo e in parte la normativa andrà interpretata e applicata secondo le aree di produzione vinicola.
La nuova classificazione, infatti, prevede la cancellazione di più di 470 denominazioni, tra Docg, Doc e Igt, e la loro riduzione a 182, suddivise solo tra Dop e Igp.
Niente più sottozone, quindi, né declassamenti in annate particolarmente sfavorevoli oltre al problema del riconoscimento delle denominazioni, che a quel punto spetterà esclusivamente alla Comunità Europea.
Se la prospettiva verrà trasferita sul territorio regionale le conseguenze sono ovvie: in Umbria si dovrebbe infatti passare da 28 a 19 denominazioni di vini.
Ragionando per macroaree anche il comprensorio risentirebbe molto di questa nuova normativa europea: Orvieto, Orvieto Classico, Rosso Orvietano, Lago di Corbara, in parte Trasimeno, Colli Amerini e Umbria Igt sono le denominazioni le quali, sovrapponendosi in tutto o in parte, potrebbero scomparire da qui ad agosto 2009.
Si tratta, comunque, di ipotesi in quanto l'iter per la riclassificazione delle zone di denomistato sarà ancora lungo e in parte la normativa andrà interpretata e applicata secondo le aree di produzione vinicola.
"Non sarà assolutamente il caso di fare allarmismi o guardare al peggio - dice il presidente del Consorzio per la tutela dei vini dell'Orvietano, Renzo Cotarella.Ad intervenire sulla questione nei scorsi giorni sarà stata anche la Confagricoltura umbra per la quale sono
C'sarà ancora tempo per definire la questione che andrà guardata sotto un'ottica ben diversa da quella di cancellare le denominazioni.
La nuova classificazione delle Ocm andrà inquadrata in una nuova logica di gestione. Si passerà dalle Doc e Docg alle sole Dop e Igt, ma guardando a un'ottica di gestione delle aeree di denomistato.
Dovrà essere effettuata una profonda verifica delle zone Doc e Docg e i tempi sono ancora lunghi prima di parlare di denominazioni che scompaiono.
Per il vino orvietano credo che non ci siano le condizione per parlare di stravolgimenti. Con le Dop cambierà il regime di gestione, ma non certo la sostanza."
"molteplici le sfide che nel futuro prossimo il settore vitivinicolo dell'Umbria dovrà affrontare se non vorrà perdere la competitività, vanificando i grandi sforzi fatti negli ultimi 20, 30 anni.
Tra queste la sparizione delle sigle Doc e Docg che potrebbe portare a una enorme confusione tra i produttori e i consumatori"
Gabriele Anselmi dal Corriere dell'Umbria
martedì 15 luglio 2008
Il Consorzio Crescendo investe ad Orvieto
Area industriale di Bardano: piovono euro dal “Crescendo”. L'assemblea del “Consorzio Crescendo” ha approvato all'unanimità l'accensione di un finanziamento di 5milioni e 500mila euro per l'acquisto dei terreni e l'urbanizzazione di un primo stralcio di ampliamento dell'area industriale di Fontanelle di Bardano.
"Nelle settimane scorse - spiega il presidente del Consorzio Crescendo, Fausto Galanello - avevamo raggiunto un accordo con la proprietà dei terreni, che a suo tempo aveva aperto un contenzioso legale contro l'amministrazione comunale, per la cessione bonaria degli stessi (circa 15 ettari).
Al contempo il consiglio di amministrazione, su mandato della stessa assemblea, aveva proceduto ad altre verifiche, tutte con esiti positivi, sulla finanziabilità del progetto da parte del credito bancario locale, sulla disponibilità di fondi nella nuova programmazione regionale e sulle manifestazioni di interesse per insediamenti produttivi in quest'area".
Il progetto attuativo, in fase di definizione da parte del Comune e di cui sarà presto interessato anche il consiglio comunale per l'approvazione, prevede l'urbanizzazione di un primo stralcio di 8 ettari.
Il “Crescendo” sta inoltre operando in stretto raccordo con l'associazionismo imprenditoriale per un progetto più complessivo che veda l'attuazione rapida dell'ampliamento sull'intera area prevista di circa 24 ettari (16 di competenza pubblica ed 8 privata) insieme a interventi di qualificazione infrastrutturale e ambientale dell'intera area produttiva di Fontanelle di Bardano e Ponte Giulio.
"L'assemblea - continua Galanello - è stata l'occasione per fare il punto della situazione sull'attività più complessiva che sta impegnando il Crescendo: l'avvio delle procedure per l'affidamento dei lavori di urbanizzazione dell'area industriale di Fornole ad Amelia, l'avvio dei lavori per l'area artigianale di Montecchio, la conclusione dei lavori per l'area produttiva di Fabro e il Centro servizi di Castel Viscardo, lo stato di realizzazione della rete wireless, che ad oggi copre 13 comuni, e la predisposizione dei bandi per alcuni progetti di fotovoltaico nei comuni di Alviano, Baschi, Guardea, lugnano e Montecchio".
La prospettiva è quella di arrivare già dal prossimo anno a destinare i fondi per la nuova riqualificazione della zona industriale, che si amplierà offrendo nuove possibilità di impiego. Negli ultimi anni, l'amministrazione ha notevolmente spinto per ampliare l'area, ma alle nuove strutture sarà necessario affiancare un'adeguata rete viaria. Il secondo casello o la variante di Sferracavallo dovranno essere funzionanti quando le industrie inizieranno a lavorare, altrimenti si rischierebbe il collasso del traffico.
"Nelle settimane scorse - spiega il presidente del Consorzio Crescendo, Fausto Galanello - avevamo raggiunto un accordo con la proprietà dei terreni, che a suo tempo aveva aperto un contenzioso legale contro l'amministrazione comunale, per la cessione bonaria degli stessi (circa 15 ettari).
Al contempo il consiglio di amministrazione, su mandato della stessa assemblea, aveva proceduto ad altre verifiche, tutte con esiti positivi, sulla finanziabilità del progetto da parte del credito bancario locale, sulla disponibilità di fondi nella nuova programmazione regionale e sulle manifestazioni di interesse per insediamenti produttivi in quest'area".
Il progetto attuativo, in fase di definizione da parte del Comune e di cui sarà presto interessato anche il consiglio comunale per l'approvazione, prevede l'urbanizzazione di un primo stralcio di 8 ettari.
Il “Crescendo” sta inoltre operando in stretto raccordo con l'associazionismo imprenditoriale per un progetto più complessivo che veda l'attuazione rapida dell'ampliamento sull'intera area prevista di circa 24 ettari (16 di competenza pubblica ed 8 privata) insieme a interventi di qualificazione infrastrutturale e ambientale dell'intera area produttiva di Fontanelle di Bardano e Ponte Giulio.
"L'assemblea - continua Galanello - è stata l'occasione per fare il punto della situazione sull'attività più complessiva che sta impegnando il Crescendo: l'avvio delle procedure per l'affidamento dei lavori di urbanizzazione dell'area industriale di Fornole ad Amelia, l'avvio dei lavori per l'area artigianale di Montecchio, la conclusione dei lavori per l'area produttiva di Fabro e il Centro servizi di Castel Viscardo, lo stato di realizzazione della rete wireless, che ad oggi copre 13 comuni, e la predisposizione dei bandi per alcuni progetti di fotovoltaico nei comuni di Alviano, Baschi, Guardea, lugnano e Montecchio".
La prospettiva è quella di arrivare già dal prossimo anno a destinare i fondi per la nuova riqualificazione della zona industriale, che si amplierà offrendo nuove possibilità di impiego. Negli ultimi anni, l'amministrazione ha notevolmente spinto per ampliare l'area, ma alle nuove strutture sarà necessario affiancare un'adeguata rete viaria. Il secondo casello o la variante di Sferracavallo dovranno essere funzionanti quando le industrie inizieranno a lavorare, altrimenti si rischierebbe il collasso del traffico.
Gabriele Anselmi dal Corriere dell'Umbria
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