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lunedì 25 marzo 2013

L’Acquedotto della Badia è realtà

Chissà, in cuor loro, se pensavano veramente di veder realizzate le proprie aspirazioni quando decisero di dare vita al consorzio Acquedotto della Badia? Eppure a distanza di poco tempo l'acquedotto voluto da 56 famiglie è diventato realtà. E proprio ieri si è svolta l'assemblea dei soci per approvare il bilancio 2012 e quello preventivo del 2013, Cosa hanno fatto questi cittadini residenti al confine tra Marsciano e San Venano? Hanno realizzato a proprie spese, con la "regia" dell'ingegner Gaetano Zappulla, l'acquedotto che serve le loro abitazioni sparse nelle campagne. Nel corso dell'assemblea di ieri mattina ha riassunto le tappe dell'avventura, partendo dalle
"prime incerte ambizioni fino alle coraggiose decisioni prese nel 2011."
Dopo l'approvazione del progetto da parte del Comune di San Venanzo, aprile 2011, il 28 settembre dello stresso anno i cittadini promotori si dichiararono disposti a realizzarlo. Servivano circa 170mila euro e il4 aprile 2012 i 56 coraggiosi costituirono il consorzio Acquedotto della Badia, affidando la presidenza a Zappulla. Vicepresidente viene venne eletto Aurelio Spillatura, segretario Roberta Battaglie tesoriere Marco Valentini di San Venanzo e Alfio Todini di Marsciano[]. Ora sono in corso le procedure per l'allaccio all'acquedotto delle singole utenze da parte di Umbra Acque. Elogi convinti, da parte dei soci del consorzio, sono stati espressi nei confronti del Comune di San Venano, per la disponibilità e la collaborazione.

"Con la dovuta onestà e sincerità - ha pure detto Zappulla - non possiamo non riconoscere che il consorzio ha ottenuto dall'impresa appaltatrice un buon trattamento economico sui lavori eseguiti, anche grazie al buon rapporto di collaborazione e di disponibilità che è stato dal Comune di San Venano favorito e determinato."

Corriere dell'Umbria Lunedì 25 Marzo 2013

domenica 20 marzo 2011

Belle notizie: ritorno alla libertà per un gheppio, una poiana ed un falco pellegrino

Sono tornati a battere le ali e a volteggiare nel cielo tre magnifici rapaci liberati ieri mattina al Centro Recupero Fauna Selvatica "Formichella" di monte Peglia. Dopo essere stati curati e accuditi per mesi i tre animali - un gheppio, una poiana ed un falco pellegrino - hanno ritrovato la libertà grazie al lavoro degli uomini che prestano servizio nella struttura di Ospedaletto, dipendente dall'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Assisi, diretto dal vicequestore aggiunto del Corpo Forestale dello Stato, Paolo Lepori. Alla cerimonia hanno preso parte il sovrintendente Carlo Venturini, l'agente Giulia Corrado, il sovrintendente Carlo Menichetti, responsabile del posto fisso "Formichella".
Il primo ad essere liberato è stato un gheppio portato nel centro da Perugia. Poi è toccata la volta ad una poiana giunta nella struttura del monte Peglia il 3 giugno scorso da Passignano. Infine è stato liberato un falco pellegrino, in cura per la frattura dell'ala sinistra dal 2 settembre scorso e proveniente da Baiano di Spoleto. La cerimonia di ieri è stata l'occasione anche per festeggiare i 10 anni dalla costituzione del centro recupero "Formichella", una struttura sorta per curare animali selvatici. Nel corso del tempo le sue porte si sono spalancate per 3mila 848 animali, di cui circa mille e 100 sono stati rilasciati.
La struttura accoglie in prevalenza volatili, ma a volte ha prestato cure a lupi, tassi, volpi, istrici, gatti selvatici. Gli animali arrivano a "Formichella" perché portati direttamente da cittadini o dietro segnalazione al 1515, numero verde del Corpo forestale. Spesso sono feriti da cacciatori, a volte sono malati di parassitosi, talvolta si procurano da sé ferite andando a cozzare contro i fili dell'alta tensione e contro altri ostacoli. Il centro si struttura in tre livelli: appena giungono, gli animali sono sottoposti a visita dal veterinario, dottor Luca Alunni di Marsciano, in quello che è una sorta di pronto soccorso. Poi segue la degenza in appositi locali dove vengono controllati e ancora curati. Infine vengono immessi nelle voliere per verificare se sono in grado di poter tornare liberamente a volare. Nel centro lavorano due agenti forestali: Carlo Menichetti e Lino Fabi. Ad essi si aggiungono l'operatore forestale Carmine Vitale e dieci operai che si occupano interamente della struttura, dall'alimentazione degli animali alla manutenzione degli edifici. All'interno del fabbricato principale è stata di recente ricavata una sala detta "Cites", dedicata all'esposizione degli oggetti confiscati dal Corpo forestale nel corso delle proprie attività.

lunedì 5 aprile 2010

San Venanzo: storia ed arte del Comune presso Orvieto

Immerso in un ambiente incontaminato, sulle pendici del Monte Peglia, il territorio su cui sorge San Venanzo è meta ideale per gli amanti della quiete, della natura e della scienza.Come testimoniano numerosi manufatti in pietra ed altri reperti archeologici, la zona del Monte Peglia, nell'Orvietano, fu abitata fin dal Paleolitico.
Le prime notizie dell'esistenza del borgo di San Venanzo risalgono, invece, all'età bizantina (VIII secolo d.C.).
A partire dal XIII secolo, il territorio fu a lungo sottomesso al dominio di Orvieto: a quest'epoca risale la fortificazione del centro abitato.
Successivamente, sul finire del Quattrocento, San Venanzo entrò a far parte dello Stato della Chiesa.
L'ambiente naturale che circonda l'abitato di San Venanzo è caratterizzato da una natura verde e rigogliosa, ricca di parchi, riserve e sorgenti d'acqua. Il terreno, molto fertile, è di origine vulcanica.
In questa zona, inoltre, si trova una roccia vulcanica, unica nel suo genere, chiamata venanzite.
La visita al Museo vulcanologico di San Venanzo rappresenta una tappa fondamentale per quanti vogliano approfondire la conoscenza di questa terra.
Allestito in un edificio del centro storico, il museo propone un interessante percorso didattico costituito da esposizioni di fossili, di rocce e di minerali.
Infine, una particolare sezione è dedicata alla paleontologia e alle prime tracce lasciate dall'uomo in questo territorio.