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lunedì 26 maggio 2014

L’Umbria “vince” al Festival di Cannes

C'è un pezzo di Umbria vincente al Festival di Cannes.
Il film della regista Alice Rohrwacher, cresciuta a Castel Giorgio, in provincia di Temi, terra di origine della madre e luogo di lavoro del padre Reinhard, apicoltore transumante e conduttore di un agriturismo (sua sorella è l'attrice Alba Rohrwacher) entra infatti nella storia del cinema. “le Meraviglie”, questo infatti il titolo della pellicola che è stata girata in parte proprio in Umbria a Castel Giorgo nei luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza della Rohrwacher, hanno conquistano il cuore di Jane Campion e dei suoi colleghi di giuria a Cannes 2014 facendole conquistare il “Gran Prix du Jury”.

Alice è la prima donna regista italiana in assoluto a vincere un premio sulla Croisette.
A darle il riconoscimento è stata una Sophia Loren molto emozionata. Alice Roarwacher, 32 anni, si porta a casa dunque il riconoscimento che nel 2012 andò a Matteo Garrone per il suo Reality.
Interpreti del film la sorella, Alba Roarwacher e Monica Bellucci.
Il secondo alloro per importanza dopo la Palma d'Oro, che è andata al cecoviano “Winter Sleep”, del regista turco Nuri Bilge Ceylan.

Alice Roarwacher è annunciata come ospite martedì sera (ore 21) al cinema Zenith dove è prevista la proiezione del suo film. 

La Nazione Lunedì 26 Maggio 2014

sabato 11 maggio 2013

Tra borghi antichi, boschi e vigneti …

Vigneti, oliveti, coltivazioni ordinate, ma anche boschi che verrebbe fatto di chiamare con un termine ormai non più usato, e cioè selve, per la vegetazione fitta e, all'apparenza, impenetrabile. E, ancora, borghi antichi, vecchie ricette, artigianato di qualità, riti che si perdono nella notte dei tempi. Questo si può incontrare in un itinerario in alcuni luoghi dell'Orvietano.
Fabro conserva ancora, malgrado le ferite del tempo e della storia, la sua impronta caratteristica di castello nato intorno al Mille, di cui conserva parte delle mura. Nel cuore del borgo si trova il palazzo comunale, il cui progetto viene attribuito all'architetto Calderini, completamente ristrutturato negli anni `80 del secolo scorso. La parrocchiale, Ottocentesca, venne invece progettata da Giovanni Caproni. Monumento moderno, ricco di significati simbolici, è l'Albero della vita, realizzato da Luciano Martelloni con la collaborazione di Patrizio Serranti e inaugurato nel 2006. L'opera, gigantesca, è in larice, e parla di vita e di amicizia. Carnaiola, frazione di Fabro, fu fino al 1870 frazione autonoma. Dominata da un castello, di proprietà privata, mantiene intatto il suo aspetto medievale.

A Carnaiola è nata, nel Duecento, la beata Vanna. Alla mistica è intitolata una chiesetta, edificata nel luogo della casa natale. Considerata una delle mistiche umbre è tuttora oggetto di culto popolare, tanto che viene festeggiata il 23 luglio, ricorrenza della sua morte. Colline ricoperte da boschi con faggi, lecci, e cespugli di ginepro accolgono chi si inoltra verso Allerona è immerso nelle colline

Sopra il borgo di Carnaiola, comune autonomo fino al 1870, sotto palazzo Sannesio a Castel Giorgio, antica sede vescovile di villeggiatura in secoli passati coperte di boschi di faggio, leccio e ginepro. Ma anche, di pini e corbezzoli, frassini e castagni, secondo una geografia che disegna i luoghi con forme e colori diversi. Un borgo che affonda le sue origini in epoca romana, di cui rimangono tratti della Cassia antica e cippi che rimandano alla Traiana nuova.

Una lunga storia, quella di Allerona, raccontata da ruderi di castelli e fortilizi, resti delle mura e delle porte dette "del Sole e della Luna", la chiesa medievale rimaneggiata nell'Ottocento, fino ad arrivare all'elegante villa Cahen in stile Liberty. Per chi ama le passeggiate nella natura qui non mancano i luoghi dove passare una giornata, o anche solo qualche ora, tra il verde. Il parco di Villalba, ben noto agli amanti della botanica perché qui si trovano orchidee selvatiche di bellezza straordinaria - ne hanno catalogato una trentina di specie diverse - è attrezzato per ospitare pic nic, in aree con tavoli, panchine e "punti fuoco".

Non meno bella e interessante è la selva di Meana. A ridosso dell'altopiano dell'Alfina, con una magnifica vista sulla vallata del fiume Paglia si trova Castel Viscardo. Il centro storico si sviluppa attorno al Trecentesco castello che fu dei Monaldeschi della Cervara, e ora dei duchi di Montevecchio. Ma il borgo è molto antico, almeno di epoca etrusca, databile dal VI secolo a.C., è infatti la necropoli etrusca situata a pochi chilometri dal paese, in località Caldane. Qui fin dal 1300 si produce il cotto fatto a mano, un'autentica arte tramandata di generazione in generazione e che dà luogo alla lavorazione di mattoni, coppi, tegole, gronde, e tanti altri manufatti in cotto. Una tradizione legata a vicende storiche ma anche al terreno, ricco di pregiata argilla, materia prima indispensabile per la produzione del cotto. Il territorio è segnato da ordinati vigneti, questa è una delle zone di produzione, dove alla qualità del vino si unisce quella di ricette antiche e interessanti che sono la base, insieme a ingredienti di qualità che in questo territorio ancora si trovano.

Luogo di confine, geografico e culturale, e perciò quanto mai interessante, è Castel Giorgio, che dalla sua posizione sull'altopiano dell'Alfina gode splendidi paesaggi e guarda, dall'estremo punto a ovest dell'Umbria, il lago di Bolsena e l'Amiata, Lazio e Toscana, dunque. Il castello di Castel Giorgio venne costruito a fine Quattrocento, da Giorgio della Rovere. Il passaggio di truppe, un incendio e un terremoto lo danneggiarono ripetutamente e trovò nuova vita quando, nel 1610, il cardinale Giacomo Sannesio, nel 1610, lo fece ristrutturare.

Il palazzo divenne luogo di soggiorno per i porporati e i prelati che qui, da Orvieto, venivano a villeggiare. Palazzo Sannesio è uno dei punti di interesse del borgo. Ma nei boschi fitti che circondano Castel Giorgio, dove i conoscitori quand'à tempo trovano funghi squisiti nascondono vecchie storie di banditi. A lungo in queste macchie fitte si nascosero, progettando agguati e ruberie, Luciano Fioravanti, di Acquapendente, e Davide Biscarini, di Marsciano. Ancora a metà del secolo scorso, di una vecchietta del luogo, minuta e raggrinzita, si diceva che fosse stata in gioventù la donna di Davide Biscarini.

Corriere dell'Umbria Sabato 11 Maggio 2013

mercoledì 24 ottobre 2012

Orvieto luminosa

"Orvieto luminosa" il progetto per dotare la città di un innovativo sistema di illuminazione pubblica senza alcun costo diretto per la comunità.

Addirittura, si prevede di poter creare un introito aggiuntivo per le casse pubbliche. L'idea che l'assessore Leonardo Brugiotti ha messo nero su bianco dopo aver preso contatto con alcuni tra i massimi esperti nel campo dell'illuminazione artistica, è quella di consentire ai turisti di "accendere" i monumenti della città.

"Attualmente, per fare un esempio, nella cappella del Sacro Corporale del Duomo inserendo una moneta da un euro nella apposita gettoniera, è possibile accendere delle luci che illuminano gli affreschi. Supponiamo ora di stendere un accordo con i gestori della telefonia mobile i quali, con una convenzione da stipulare con la pubblica amministrazione, possono creare un sistema attraverso il quale i monumenti importanti, possono essere accesi con una semplice telefonata a un numero preordinato - spiega Brugiotti - facciamo un altro esempio.
Una guida turistica conduce una comitiva di turisti in visita a Orvieto e, di notte, attraverso il cellulare può accendere le luci dei palazzi per un determinato periodo di tempo, creando così ogni volta un piccolo straordinario evento che contribuirà a caratterizzare sempre di più la nostra città. L'illuminazione potrà essere fatta accendendo per parti la facciata dell'edificio, come se si sfogliasse un libro, altrimenti difficile da leggere nella sua interezza. Questa stessa cosa può farla anche il singolo turista, basta che possegga un cellulare. Queste accensioni possono essere anche inserite nel circuito virtuale e, magari dall'Australia, un amante dell'arte potrà illuminare i nostri monumenti sul suo computer, ovviamente sempre passando attraverso il gestore telefonico."
Inoltre, alla luce delle nuove regola in materia di risparmi energetico, è possibile creare un sistema di pubblica illuminazione mediante fotocellule ambientali che, attivandosi al passaggio delle persone illuminano la strada accompagnando il passante come in un percorso luminoso e spegnendosi man mano che il cittadino prosegue lungo la via.
La Nazione Mercoledì 24 Ottobre 2012

domenica 30 ottobre 2011

Aperta la Torre del Maurizio

Dall'alto della torre che ha preso il suo nome, Maurizio si affaccia su piazza Duomo e percuotendo la campana che ha di fronte, dal 1348 scandisce l'ora degli orvietani. È il più antico automa segnatempo ancora oggi esistente, il primo documentato in Europa, il cui funzionamento è strettamente collegato all'orologio fatto costruire dall'Opera del Duomo per regolare i turni quotidiani degli operai che lavoravano per realizzare la Cattedrale. E, con il posizionamento della statua di bronzo semovente sul tetto della torre, impreziosire ulteriormente la piazza e la città stessa. Torre che da ieri - e qui sta la novità - ha aperto l'ingresso su via del Duomo, allestendo un nuovo spazio di accoglienza turistica e informazione sulla Cattedrale e sul museo Modo. Beninteso, la torre non è ancora fruibile come quella del Moro, tuttavia entrando nel locale al piano terra due schermi video consentono a orvietani e turisti di scoprire il funzionamento del meccanismo interno. Una webcam è puntata su Maurizio e lo riprende mentre è intento a scoccare l'ora. Un'altra, invece, è fissa sugli ingranaggi.
"L'apertura al pubblico di questo luogo simbolo della città - ha spiegato ieri il presidente dell'Opera del Duomo, l'avvocato Francesco Venturi - offre una nuova occasione per promuovere il suo straordinario patrimonio artistico e fornire nuovi strumenti per comunicare in tempo reale le attività e gli eventi creati per trasmetterne e rilanciarne il valore. All'occorrenza, gli schermi potranno ospitare la proiezione di eventi settimanali, orari delle visite e immagini che promuovano la città."
Operazione, questa, con la quale l'Opera non intende sostituirsi al Comune, ma
"lavorare insieme per proporre un'offerta migliore al turista."
Senza duplicare spazi informativi con un altro punto, semmai offrire un servizio più completo sia per i visitatori che per gli orvietani, invitati a riscoprire l'importanza artistica e culturale di un monumento che appartiene loro. E la sinergia tra Opera e Comune è stata sottolineata anche dal sindaco Antonio Concina, che in occasione dell'apertura dello spazio cittadino ha ribadito l'intenzione di
"ripianificare i punti informativi della città, riqualificando l'offerta per i turisti."
Accanto al presidente del consiglio comunale Marco Frizza e al consigliere regionale Fausto Galanello, non ha mancato di salutare positivamente l'iniziativa anche monsignor Giovanni Marra, arcivescovo emerito di Messina dove ha sede l'altrettanto celebre orologio astronomico.
"Aprire dei punti di accoglienza - ha detto l'amministratore apostolico - è sicuramente significativo. Far conoscere da vicino l'automa del Maurizio completa la ricchezza delle informazioni reperibili sul patrimonio artistico della città"
Davide Pompei
Corriere dell'Umbria Domenica 30 Ottobre 2011

lunedì 29 agosto 2011

Maghreb Marocco dal 9 al 11 settembre: Parrano meets the world

Maghreb Marocco

Parrano meets the world

Dal 9 Settembre 2011 al 11 Settembre 2011
Dal 9 al giorno 11 settembre é previsto l'interscambio culturale "Mondo Arabo" ideato e voluto al fine di avvicinare ulteriormente il grande pubblico a questi stati ricchi di fascino e significato.

Programma Preliminare

09 Settembre 2011
17:00 – Cerimonia di apertura delle giornate Maghreb.
19:00 – Proiezioni di filmati.
20:30 – Buffet con specialità gastronomiche maghrebine.
22:00 – Spettacolo folklore.


10 Settembre 2011
10:30 – Per Agenti di Viaggio e delegazioni estere giro dei comuni dell'alto orvietano. A seguire Buffet di specialità umbre e proseguimento per Bagno del Diavolo.
17:00 – Workshop B2b con le agenzie di viaggio e Tour Operator.
19:00 – Proiezioni di filmati.
20:30 – Buffet con specialità gastronomiche maghrebine.
22:00 – Spettacolo folklore.


11 Settembre 2011
18:00 – Saluto e chiusura delle manifestazione Parrano meets Marocco Tunisia.
19:00 – Proiezioni di filmati.
20:30 – Buffet con specialità gastronomiche maghrebine.
22:00 – Spettacolo folklore.
Info Utili Marocco - Torna sopra
Nome completo del paese: Regno del Marocco
Superficie: 446.550 kmq
Popolazione: 33.200.000 abitanti
Capitale: Rabat (1.636.600 abitanti)
Popoli: 55% arabi, 44,1% berberi, 0,2% ebrei, 0,7% altri
Lingua: arabo (lingua ufficiale), dialetti berberi, francese, spagnolo e inglese
Religione: 98,7% musulmana sunnita, 1,1% cristiana, 0,2% ebraica
Ordinamento dello stato: monarchia costituzionale
Capo dello stato: re Muhammad VI (1999)
Primo ministro: Abbas El Fassi (2007)

Situato all'estremità nordoccidentale del continente africano, il Marocco è una terra di tradizione musulmana. Il paese sembra sospeso tra mito e realtà: le leggendarie città di Tangeri, Casablanca e Marrakech evocano profumi di spezie e atmosfere misteriose. Patria di contrasti emozionanti, il Marocco possiede un cuore antichissimo e un'atmosfera talmente particolare che riesce ad armonizzare la modernità con le più belle tradizioni offrendo ad ogni viaggiatore una meravigliosa avventura tra cultura millenaria e mete à la page.
Cultura
Tipiche sono le tradizioni artistiche come la musica ed il ballo che partendo da un forte ascendente islamico hanno saputo unire ritmi e melodie diverse come quelle andaluse e africane. Una caratteristica danza è l'ahidous, nata nella regione del Medio Atlante, che grazie alla sua grande popolarità può essere considerata il ballo nazionale del Marocco.Un altro elemento fondamentale della cultura marocchina è l'artigianato. Gli articoli in pelle erano molto apprezzate dai mercanti già nel XVI secolo. Molto importanti sono anche la produzione dei tappeti, delle ceramiche, dei gioielli, degli oggetti in ottone e la lavorazione del legno.
i pannelli scolpiti e dipinti sono molto diffusi per la decorazione degli interni e gli intricati motivi creati dalle mattonelle abbelliscono ancora oggi varie mederse e altri edifici religiosi nonché le case dei marocchini benestanti. Vengono ancora utilizzati anche i mashrabiyya, che consentono alle donne musulmane di osservare quello che accade nelle vie senza essere viste. Questi oggetti non sono certamente indicati come souvenir, ma ciò dimostra come l'artigianato marocchino non dipenda interamente dal turismo.
L'arabo parlato dai marocchini ('darijà) è molto diverso da quello parlato nel Medio Oriente. Nelle campagne e in particolare nelle zone montuose vengono parlati vari dialetti berberi. In Marocco lo stile di vita islamico è seguito in maniera meno rigida che altrove.
Il piatto nazionale è il 'couscous', semola finemente macinata e cotta che di solito accompagna uno stufato di agnello e verdure. Viene servito con una salsa molto piccante chiamata 'harissà. Un altro piatto molto diffuso è la 'tajine', un ottimo stufato di carne e verdure aromatizzato con erbe e spezie; prende il nome dal contenitore in cui cuoce, un basso piatto di terracotta con un alto coperchio di forma conica. Ne esistono innumerevoli varianti: alcune sono molto semplici, mentre in altre si aggiungono olive o uova, prugne e mandorle o altra frutta secca.
Una specialità berbera è lo 'm'choui', un agnello intero arrostito all'aperto e condito con zafferano e peperoncino; di solito con il cuore e il fegato si preparano degli spiedini. Spesso viene cucinato in occasione delle feste.
Il miglior piatto marocchino è forse la pastilla ('bastailà in arabo): si tratta di un miscuglio composto da carne di piccione, uova aromatizzate al limone, mandorle, cannella, zafferano e zucchero, il tutto racchiuso in diversi strati di una sfoglia detta ouarka. È molto diffusa a Fès.Lungo la costa troverete buon pesce fresco. Vi verranno offerti sardine, sogliole, spigole, gamberi, calamari, ostriche, cozze e talvolta aragoste.
Un pasto marocchino non è completo senza il pane fresco, 'il sostegno della vità. Nelle zone di campagna si fa colazione con qualche fetta di pane immersa nell'olio di oliva, accompagnata con tè alla menta dolce e caldo. Un'ottima alternativa è il pane inzuppato nell'olio di argan o di mandorla. Nelle case berbere talvolta il pane viene servito insieme a una ciotola di olio e miele.
Due dolci famosi sono le 'kaab el ghzal' (corna di gazzella), paste a forma di mezzaluna farcite con una delicata pasta di mandorle e coperte di glassa di zucchero, e le m'hancha (spire di serpente), paste piatte e rotonde cotte in forno, farcite con mandorle e coperte di glassa e cannella.
La bevanda nazionale del Marocco è il tè alla menta ('atay' in arabo), preparato con tè verde cinese, rametti di menta fresca ('nanaà) e molto zucchero. I marocchini lo adorano e lo bevono ogni qualvolta ne hanno l'occasione.
Ambiente
Il Marocco presenta la conformazione geologica più varia di tutto il Nord Africa e offre paesaggi indimenticabili.
Tra i monti e la costa atlantica si estendono altipiani e pianure fertili e ricchi d'acqua. All'estremo sud, ai margini dell'Anti Atlante, ci sono le gole che, come i fiumi che scorrono alla loro base, si estinguono gradatamente nelle interminabili distese di sabbia e pietre del vasto Sahara.
In Marocco, 'il più fresco tra i paesi più caldi', i mesi freddi sono assai poco africani; in particolare nelle aree più elevate l'inverno può presentare caratteristiche da clima artico. In estate in montagna fa caldo di giorno e fresco di notte. Il periodo in cui è concentrata la maggior parte delle precipitazioni è quello compreso tra novembre e aprile, ma si tratta solo di piogge leggere e occasionali.
Attività
Il Marocco offre molte possibilità per il trekking; una delle opzioni più popolari è l'escursione di due giorni al Jebel Toubkal, sui monti dell'Alto Atlante. Più lungo è invece il bell'itinerario tra Tacheddirt e Imlil, con il quale si oltrepassa il limite delle nevi perenni. Mentre siete da queste parti potete anche dedicarvi un po' allo sci; OukaÏmeden, a circa 70 km da Marrakech, è una delle stazioni sciistiche preferite nel paese. Per quanto riguarda le attività all'aperto praticate a quote più basse, citiamo il rafting nell'Alto Atlante e il surf-casting nel sud. I venti che soffiano al largo della costa di Essaouira sono ottimi per il surf e fantastici per il windsurf, tanto che per quest'ultimo sport la zona viene spesso considerata la migliore in assoluto.
Come Raggiungere il Marocco
Per raggiungere il Marocco puoi rivolgerti a:
Hermitage Travel S.R.L. Tel. 763 83 17 31 - Fax 763 83 19 16
via del Casermone 1/11, 5015 Fabro - tr
E-mail: fabro@agenziahermitage.com

Todrà Tour Operator (di: Avantage Srl) Tel. (+39) 6486447 - Fax (+39) 6486995
Via Piemonte, 32 - 00187 Roma
E-mail: manuela@todra.com

Lunedì 29 Agosto 2011

mercoledì 1 dicembre 2010

Presentazione del libro: Il digiuno dell'anima. Una storia di anoressia

Sabato 04 Dicembre Ore 16,30
Presentazione del libro

Il digiuno dell'anima. Una storia di anoressia

di Maria Vittoria Strappafelci
Biblioteca comunale di Castel Giorgio
Piazza Giorgio Della Rovere
Saranno presenti:
Dott.ssa Antonella Meatta, Dirigente Scolastico
Dott. Antonio Bergami, psichiatra M. Vittoria Strappafelci, autrice del libro
Tuscia - Evento

Mercoledì 1° Dicembre 2010

domenica 21 novembre 2010

Un Perugino tridimensionale: quasi completato il restauro del Battesimo di Cristo

"Chi ha snobbato il Perugino dell'ultima parte della sua vita si ricrederà. Una volta tolta via la patina e gli ossidanti la pala del Battesimo di Cristo mostra una qualità enorme. Con immagini addirittura tridomensionali..."
Il restauratore Marcello Castrichini, con oltre quaranta anni di esperienze e con l'aiuto dei due figli, Luca e Monica (che hanno due lauree a testa in Storia dell'Arte e in Beni culturali), sta completando il lavoro di restauro del Battesimo di Cristo, che il "divin pittore" realizzò nel 1510. Opera tarda del maestro.
"Tra una quindicina di giorni e al massimo entro Natale restituiremo ai committenti l'opera ripulita e restaurata e vedrete il Perugino sotto un'altra ottica"
- assicura Castrichini. Tutto era partito per un "pronto intervento" deciso dopo il restauro delle cappelle murarie e dei tetti del Duomo pievese, il piccolo centro in cui Pietro Vannucci era nato, intorno al 1450.
"Erano stati notati problemi di sollevamenti della pellicola e delle fessurazioni. Dopo aver tirato giù l'opera - spiega Castrichini che vive a Todi e che ha lavorato molto in tutta Italia ed in particolare sul Pisanello, sul Correggio, sul Parmigianino (sul quale ha pubblicato un libro con Vittorio Sgarbi), sul Bernini, su Pietro da Cortona, su Melozzo da Forlì - ci siamo accorti che i problemi erano ancora più gravi del previsto."
Sottolinea Castrichini:
"Tutto il colore si era sollevato in corrispondenza del disegno. Forse il Perugino ha usato una matita particolare per tracciare i disegni sui quali poi ha steso i colori. E a lungo andare in quei punti il colore si è sollevato."
Poi le tarme. Che hanno aggredito la tavola che era stata già restaurata nel 1942 e nel 1962.
"Abbiamo disinfestato il legno. La tavola era stata assottigliata, abbassandone lo spessore da 4-5 centimetri fino a 2 centimetri, grosso modo. Inoltre era stati praticati tagli verticali sui quali l'ebanista dell'epoca aveva inserito del legno evidentemente non ben stagionato. Per cui i tarli rischiavano di "
mangiarsi" tutta l'opera". Marcello, Luca e Monica Castrichini stanno facendo un lavoro completo. E, cosa abbastanza originale e comunque rara, sotto gli occhi di un folto pubblico che via via ha visitato il Duomo, assistendo a non più di due metri al lavoro dei restauratori. Castrichini offre un'altra primizia:
"Vedrete i colori. Il marrone dei vestiti è tornato all'originale verde acceso. Un verde che i pittori dell'epoca ottenevano con un procedimento particolare partendo da una lastra di rame..."
Di sicuro a Città della Pieve festeggeranno alla grande la restituzione dell'opera, tornata allo splendore originale, del loro concittadino più famoso.

domenica 27 giugno 2010

Chiesa di San Francesco ad Orvieto


La Chiesa di San Francesco si trova in Piazza dei Febei e fu iniziata nel 1240. Fu ampliata, probabilmente, per volontà di san Bonaventura; fu consacrata nel 1266 ma i lavori di completamento si protrassero fino al 1280.
La facciata è semplice e conserva la forma originaria del XIII secolo, il coronamento è a capanna e i tre portali sono ad arco acuto.
Il portale centrale è adornato da colonnine a spirale e sormontato da una lunetta con l'immagine dell'agnello. I fianchi e l'abside sono caratterizzati da elementi architettonici originari tra cui le splendide bifore. L'interno si caratterizza per il fatto di avere una sola navata con cappelle intercomunicanti.
In origine si doveva trattare di un unico, grande spazio con cinque archi stretti e alti addossati alle pareti e la copertura doveva essere a capriate.
Tra il 1768 e il 1773, l'interno fu ampliato e rinnovato con elementi in stile tardo-barocco.
Presso l'altare maggiore si trova un Crocifisso ligneo attribuito alla scuola del Maitani, risalente al XIV secolo, nell'abside è collocato un coro ligneo intarsiato da Alessandro Tosi nel 1794.
Lungo le pareti della navata sono collocati alcuni dipinti di Cesare Nebbia e del Gagliardi.
Sul fianco destro della chiesa si apre il chiostro cinquecentesco, opera di Ippolito Scalza, al centro del quale é collocato un pozzo. Le testimonianze storiche documentano che la Chiesa di San Francesco vide la canonizzazione di Luigi IX, re di Francia da parte del Papa Bonifacio Viii, evento risalente al 1297.

lunedì 14 giugno 2010

La Chiesa di San Domenico ad Orvieto


La Chiesa di San Domenico fu eretta nel 1260-1280 e in origine si trattava di una grandiosa costruzione a tre navate. La Chiesa fu trasformata alla fine del Seicento in forme barocche, le navate laterali furono demolite nel 1934.
Il portale gotico proviene dalla chiesa dell'ospedale di Santo Spirito degli Armeni.
Sopra il portale è visibile un affresco raffigurante la Madonna col Bambino.
Attualmente l'interno è ridotto all'antico transetto e alla tribuna.
Sulla sinistra dell'ingresso si trova il monumento al cardinale Guglielmo de Braye, opera di Arnolfo di Cambio del 1282, particolarità dell'opera è che l'artista ricavò la figura della Madonna da una preesistente statua romana del II secolo d.C.
che, probabilmente rappresentava Giunone e unì a questa, con un sistema di travi in legno, la figura del Bambino, anche questa originale del tempo.
Pregevoli anche i due angeli che sollevano le cortine del baldacchino, tipici della scultura gotica europea.
Sulla stessa parete si trova la Visitazione di Cesare Nebbia e la Madonna del Rosario di Antonio Tempesta.
Sopra l'altare trova posto un Crocifisso ligneo del XIII secolo.
Nella Cappella a sinistra della tribuna si trova il Martirio di San Pietro, Madonna col Bambino e i Ss.
Domenico, Giovanni Evangelista, Antonio abate e Pietro martire, affreschi molto deteriorati del 1430.
Nella Cappella a destra si trova invece il Crocifisso, San Tommaso d'Aquino e offerente, del Trecento.
Nella tribuna è stato riaperto l'accesso alla sottostante Cappella sepolcrale dei Petrucci, progettata da Michele Sanmicheli e realizzata nel 1516-1518.
Si tratta di un notevole esempio di architettura rinascimentale, costituita da tre vani: il primo è ottagonale e funge da camera sepolcrale, da qui si accede a un vano intermedio rettangolare e infine alla piccola sala illuminata dove si trova l'altare.
Interessante l'uso della policromia, data dal basalto nero dei timpani, dal giallo, dall'azzurro e dal bianco del pavimento.

mercoledì 5 maggio 2010

Il Convento della Scarzuola e la città Buzziana

Il convento francescano della Scarzuola, si trova nel territorio del comune di Montegabbione, nella frazione Montegiove, antico castello dei conti di Marsciano, diocesi di Orvieto. E`ubicato alle pendici di Montegiove, a levante, in una amena valletta ricca di boschi e di acque, al di sopra del torrente Fersinone dove, nel XIII sec., in un crocicchio, esisteva una nicchia o maestà, nella quale era dipinta una scarna Crocifissione. Di questa pittura oggi rimane la sinòpia che esperti hanno datato agli inizi del 1200. Una pia tradizione vuole che nel 1218, S. Francesco d'Assisi transitando da quelle parti e trovando il luogo adatto alla solitudine, vi costruisse una capanna di scàrza. La tradizione ci ha tramandato anche di una sorgente d'acqua fatta da lui scaturire miracolosamente. Sul posto della capanna Nerio di Bulgaruccio dei Conti di Montegiove fece erigere nel 1282 una chiesa con oratorio, di modeste dimensioni, a forma ottagonale. La chiesa fu denominata della Scarzuola e venne affidata ai Frati Minori che l'ampliarono dedicandola alla Ss. Annunziata e annesso alla chiesa eressero un convento. Sotto questa chiesa furono sepolti: il Conte Nerio (m. nel 1290), molti dei suoi discendenti, ed anche la figlia minore, Todeschina (m. nel 1428), del Capitano di Ventura Erasmo da Narni detto il Gattamelata, sposa di Ranuccio dei conti di Marsciano. La chiesa venne restaurata dapprima da quest'ultimo e successivamente dal conte Ludovico Marescotti(m. nel 1691). Sul finire del 1700 la proprietà passò ai Marchesi Misciattelli di Orvieto, avendo i Frati Minori lasciato il Convento. Esso fu ceduto, recentemente all'arch. Tommaso Buzzi (m. nel 1981).

mercoledì 14 aprile 2010

Porano: una visita a ...

Arroccato su una collina di natura tufacea, il borgo di Porano sovrasta la valle del Tevere.Come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici, il territorio comunale di Porano, situato al confine tra Umbria e Lazio, era abitato fin dall'epoca etrusca; successivamente, fu un avamposto romano.
É, tuttavia, nel Medioevo che il borgo acquisì importanza e prestigio.
Grazie alla sua strategica posizione, infatti, Porano rivestiva un'importante funzione nella difesa dei possedimenti delle potenti famiglie orvietane.
A causa dei numerosi attacchi, il paese si dotò di una poderosa cinta muraria che, ancora oggi, segna il perimetro del centro storico.
La parte più antica di Porano si è sviluppata in funzione del complesso architettonico che costituiva la residenza degli Avveduti, nobile famiglia di origine orvietana.
Cuore della cittadina è la caratteristica piazza, chiamata affettuosamente il Piazzone, su cui si affaccia il Palazzo Comunale.
Poco distante si trova la Cappella di San Bernardino.
La Chiesa parrocchiale di S.Biagio custodisce al suo interno pregevoli affreschi trecenteschi, reliquie e arredi sacri. Poco distante dal centro abitato, meritano una visita l'imponente complesso di Castel Rubello, di grande valore storico e architettonico, e Villa Paolina, una bella residenza del XVIII secolo cui è annesso uno splendido parco.

venerdì 25 settembre 2009

Le Confraternite a Città della Pieve fra storia e attualità

La numerosa partecipazione all'incontro
"Le Confraternite a Città della Pieve fra storia e attualità"
dimostra, se ce ne fosse bisogno, che le fratellanze pievesi costituiscono una delle realtà più profondamente radicate e sentite nella comunità locale.
"La loro rilevanza - come ha sottolineato nel corso del dibattito lo storico Paolo Scandaletti - sta nel dato di fatto che non si tratta di realtà che esercitavano la propria azione soltanto dal punto di vista spirituale e del culto, ma avevano notevole influenza sulla vita sociale ed economica della città."
Altro dato importante è che forse solo Siena può vantare un'altrettanta consistenza nel numero e nella varietà di attività delle Confraternite pievesi. La più antica a Città della Pieve e in Umbria, lo ha ricordato il priore Fabio Sberna, è la Confraternita della Misericordia di Gesù (1321), tra le più antiche d'Italia, che ha gestito l'ospedale (ogni fratellanza ne aveva uno) fino a quando non divenne comunale. Si deve all'iniziativa della Libera Università di Città della Pieve, presieduta da Daniela Barzanti, la recente pubblicazione del libro "Le Confraternite nella società pievese dal Medioevo a oggi", curato dal professor Scandaletti, autore con Valerio Bittarello della parte storico-introduttiva. Il volume è di particolare interesse, come testimonia l'articolo-recensione pubblicato sul Bollettino della Deputazione di Storia patria per l'Umbria:
"Queste associazioni - scrive l'autrice Patrizia Turrini - hanno senz'altro rappresentato un pezzo importante della storia del nostro Paese, per la vita della Chiesa ma anche (e soprattutto) per quelle delle comunità locali, in quanto sostituivano lo Stato nella politica sociale pressoché assente fino a tutto il Settecento."
Gli autori, Luisa Binaretti, Gaetano Fiacconi, Enrico Socciarello, Romeo Sorci, hanno cercato, fotografato, studiato e raccontato una mole di verbali, contratti, registri, fino alle minute delle spese (i confratelli gestivano i beni delle associazioni come perfetti contabili). Tra i documenti, uno del 1579 che non solo ci conferma l'esistenza di molte Confraternite, ma anche la consistenza dei loro patrimoni, in proporzione ai quali venivano chiamate a fare donazioni per la costruzione del nuovo Seminario. Dall'incontro di Palazzo della Corgna è emerso un sorprendente affresco, ricco, sfaccettato, pieno del vivere, del lavoro, dei bisogni di una comunità. All'excursus storico si sono alternati gli interventi dei Priori e Reggenti delle Confraternite tuttora attive a Città della Pieve: Mario Marco Marroni per la Confraternita del Suffragio, Fabio Sberna per la Confraternita della Misericordia di Gesù, Alfredo Boccaletto per la Confraternita di Santa Maria dei Bianchi, Andrea Possieri per la Confraternita dei santi. Sebastiano e Rocco, Giuliano Pippi per la Confraternita del santissimo Sacramento in San Biagio. L'appassionato intervento di uno di Enrico Socciarello ha riassunto magistralmente la sensazione di coloro che si sono appassionati a questa parte così significativa della storia pievese.

mercoledì 15 luglio 2009

Monteleone d'Orvieto

A quasi 500 metri di altezza e con non più di 1500 abitanti, Monteleone d'Orvieto è un borgo medioevale situato al confine tra l'Orvietano e Città della Pieve.
Per la sua posizione strategica, nel corso della storia, è stato considerato il punto di forza per la difesa delle vicine cittadine sul versante settentrionale di Orvieto: circondato dal torrente Ripignolo, arroccato su una stretta e lunga lingua di terra collinare e quindi caratterizzato da una pianta allungata e difendibile.
Al contrario dello spazio all'interno della cinta muraria, il panorama è vasto e comprende le colline e i monti toscani e laziali.
Monteleone ha origini medioevali, essendo stata edificata vicino al XII secolo.
Le testimonianze del suo passato sono presenze importanti e suggestive architettonicamente.

Monteleone d'OrvietoNel centro storico spiccano le chiese del SS.Crocefisso, con un altare in stile barocco (XVII sec.), e della Collegiata, dove è possibile ammirare opere pittoriche della scuola umbra, compresa una Pietà della scuola del Perugino. Fra i resti delle mura ancora presenti intorno al borgo, la Torre Mozza rappresenta un vero portale di accesso. Il Teatro comunale dei Rustici è poi un vero piccolo gioiello, ricavato nel 1732 da un palazzo medioevale.

Come la maggior parte dei comuni di Italia Monteleone di Orvieto comprende nella sua giurisdizione alcune frazioni fra le quali vale la pena visitare: Colle, San Lorenzo e Santa Maria, piccolissimi centri di appena poche centinaia di abitanti con scorci sulla natura davvero singolari e affascinanti in tutte le stagioni dell'anno.

Monumenti:
- Chiesa Collegiata, custodisce opere d'arte di notevole interesse artistico
- Chiesa del S.s.
Crocifisso, con numerose opere d'arte
- Teatro dei Rustici, storico teatro costruito nel 1732
- Torre Mozza, accesso e guardia del paese

Eventi principali:
- Il Presepio vivente
- La Rassegna di teatro
- La Processione delle Croci

Come raggiungere Monteleone
Dalla ss 71 Orvietana (27 km a sud) fino a Castiglione del Lago (33 km a Nord); da un piccolo incrocio si passa in un'area di boschi fino a Montegabbione, S.Venanzo, e Marsciano (4 km, 31 km, and 41 km a Est rispettivamente).



la foto è tratta da Panoramio utente siropik

domenica 19 aprile 2009

Museo Archeologico Nazionale di Orvieto

Il Museo Archeologico Nazionale ha sede al pianterreno del Palazzo di Martino IV.La sala a sinistra dell'ingresso ospita reperti provenienti dalla necropoli di Cannicella e da quella contigua di Fontana del Leone.
Materiali di produzione locale sono esemplificati dalla ricca raccolta di vasi di bucchero.
Dalla tomba n.2 di Cannicella proviene il 'servizio' da tavola destinato a perpetuare nell'aldilà il banchetto funebre in onore dei defunti ed è costituito da eleganti brocche di varie forme, calici, kantharoi (tazze con due alte anse verticali) e frammenti di alari e spiedi in ferro.In un ambiente a sinistra della sala centrale del Museo sono state ricostruite due tombe dipinte scoperte nella necropoli in località Settecamini: la tomba Golini i e Ii.
Entrambe presentano il tema del viaggio agli inferi e quello del banchetto funebre ed appartengono alla seconda metà del del IV sec.a.C.Nella sala centrale del Museo sono conservate alcune bellissime ceramiche etrusche a figure rosse provenienti dalla necropoli di Settecamini, tra cui l'anfora con Centauromachia.
Particolare rilievo rivestono poi gli splendidi bronzi, sia i vasi sia la completa armatura composta di elmo, corazza anatomica, schinieri e scudo, trovata nella tomba del Guerriero e che si data al terzo venticinquennio del IV sec.a.C.
L'ultima sala del Museo è dedicata alla necropoli di Crocefisso del Tufo, in particolare all'illustrazione dei recenti restauri di monumenti funerari.
Vengono poi mostrati i reperti rinvenuti nel corso dei lavori

domenica 22 marzo 2009

Convento di Sant'Angelo di Pantanelli a Baschi

Convento di Sant'Angelo di Pantanelli di Baschi

Il convento di Sant'Angelo di Pantanelli, antica roccaforte Guelfa, fu fondato con l'aiuto di San Francesco stesso, nel 1216; il maniero e parte delle terre circostanti furono infatti donate a San Francesco dal Conte Ranuccio, ravveduto e convinto dal Santo alla cessazione delle lotte fratricide all'interno del casato.
Nelle vicinanze si trova anche la grotta in cui il Santo dimorò e lo scoglio sul Tevere da cui parlò ai pesci.
Ospiti del convento furono, inoltre, Jacopone da Todi, che qui compose varie laudi, tra cui la celeberrima "Stabat Mater" e San Bernardino da Siena.
Nella chiesa del Convento sono sepolti i signori di Baschi, a lungo padroni del paese.

Sull'altare maggiore possiamo vedere un affresco del '400, che rappresenta una Crocifissione.

domenica 18 gennaio 2009

I Musei di Orvieto

Museo Archeologico Nazionale
Indirizzo: Piazza del Duomo
Orario: 8.30-19.00 tutti i giorni
Ingresso: intero € 2, ridotto € 1
Informazioni: tel.0763/341039
E-mail: archeopg@libero.it
Website: www.oldarcheopg.c2i.it

Museo Archeologico "c.Faina"
Palazzo Faina, Piazza del Duomo, 29
Orario: 10.00-17.00 (dal 1/10 al 31/3) chiuso il lunedì; 9.30-18.00 tutti i giorni (dal 1/4 al 30/9)
Ingresso: intero € 4.20, ridotto € 2.50
Informazioni: tel.0763/341216-341511

Museo "e.Greco"
Indirizzo: Palazzo Soliano, Piazza Duomo
Orario: 10.30-13.00/14.00-17.30 (da ottobre a marzo);
10.30-13.00/14.00-18.30 (da aprile a settembre)
Ingresso: intero € 2.50, ridotto € 1.50; (intero € 4.50, ridotto € 2.50, cumulativo con il pozzo di S.Patrizio)
Informazioni: tel.0763/344605
E-mail: sistema.museo@libero.it
Sito Web: www.sistemamuseo.it

Pozzo di San Patrizio
Indirizzo:viale Sangallo
Orario: 9.30-19.00 tutti i giorni (1/03-30/09); 10.00-18.00 tutti i giorni (1/10-28/02).
Ingresso: intero € 3.50, ridotto € 2.50
Informazioni:
Tel.: 0763/343768 - 344664

lunedì 29 settembre 2008

Il Museo per la Tradizione Ceramica di Orvieto

Patrimonio storico cittadino: l'unione fa la forza. Importanti iniziative ed eventi culturali stimolano il sindaco, Stefano Mocio, sull'argomento della musealizzazione del patrimonio cittadino, guardando ad un contesto generalizzato che costituisce la base di un sistema integrato per la cultura orvietana.
In due giorni sulla Rupe si è passati dalla presentazione del sistema museale dell'Opera del Duomo, alla donazione ufficiale della collezione Curti di ceramiche medievali.
Ben 310 pezzi fra cui il famoso "Papetto", che faranno parte del costituendo Museo per la Tradizione Ceramica insieme ad altre donazioni e a materiali in deposito, provenienti dagli scavi sul patrimonio artistico urbano e di Palazzetto Faina, e alla raccolta di ceramiche rinascimentali del Museo dell'Opera del Duomo.
"L'idea del patrimonio comune, del patrimonio civico - ha spiegato il sindaco, Stefano Mocio - è emersa anche in occasione della presentazione del nuovo percorso espositivo del museo dell'Opera del Duomo.
Il protocollo d'intesa sottoscritto nella primavera scorsa, ha fatto chiarezza sul fatto che non devono esserci più steccati fra enti e Istituzioni che lavorano sinergicamente per costituire la piena fruizione del patrimonio culturale e artistico di Orvieto.
Oggi quel protocollo d'intesa si va sostanziando in precisi accordi di programma: il primo è stato quello tra il Comune e l'Opera del Duomo per la gestione del Museo Emilio Greco, nei prossimi giorni verrà confermata la convenzione con la Fondazione Faina per la gestione del patrimonio civico che riguarda anche parte del patrimonio ceramico di questa città.
Colgo questa occasione per formulare un 'in bocca al lupo' al dottor Isidoro Galluccio per il rinnovato incarico di Presidente della Fondazione Faina.
Da questo momento, il direttore scientifico del costituendo Museo della Tradizione Ceramica, l'architetto Alberto Satolli, potrà lavorare con maggiori certezze alla concretizzazione ed apertura del museo di cui sono terminati i lavori infrastrutturali e, i pochi che devono essere ancora realizzati, sono legati unicamente al progetto di allestimento che si sceglierà, cioè all'arredo e alle finiture.
La scommessa è quella di creare un luogo di valorizzazione e di spinta allo sviluppo di un importante settore dell'artigianato artistico di Orvieto, di cui oggi la donazione Curti è un pezzo decisivo"
Gabriele Anselmi
dal Corriere dell'Umbria Lunedì 29 Settembre 2008

domenica 31 agosto 2008

Il Fanum Voltumnae: santuario simbolo degli Etruschi

... neppure i prendatori di tombe sono mai riusciti a trovare il “Fanum Voltumnae”, uno dei luoghi segreti più famosi della storia.
E' dal XV secolo che gli archeologi sono alla ricerca del santuario simbolo degli Etruschi, citato spesso dagli storici romani, ma mai indicato con precisione sulla carta geografica.
Si sa solo, per uno scritto dell’Imperatore Costantino, che era posto “apud Volsinos”, con la complicazione che Volsinii per i Romani poteva essere Orvieto ma non si può escludere che fosse Bolsena (Volsinii novi), dove gli abitanti etruschi della città rupestre furono deportati dopo la sconfitta subita da parte dell'esercito romano.
E proprio a Orvieto, in località Campo della Fiera sono in corso da otto anni dei lavori di ricerca curati dall’Università degli Studi di Macerata.
Gli scavi sono cominciati nel 2000 su un’area di proprietà dell'Opera del Duomo di Orvieto che l’ha concessa per vent’anni al Comune per permettere le ricerche.
Il Fanum, è un “mito” etrusco che resiste nel tempo.
Citato direttamente dallo storico Zonara, indirettamente da altri grandi narratori del passato, eppure ancora avvolto nella nebbia dei tempi quanto a struttura architettonica e a composizione sostanziale. Un luogo d’incontro certamente vasto, ambito religioso e insieme politico, una sorta di Parlamento Europeo ante litteram, la coesione di tante città diverse eppure unite strettamente dal comune sentire etrusco e, perché no, da comuni nemici, in primis i romani che poi giunsero con tutta la loro potenza militare e decretarono con il sangue la parola fine.
Gli Etruschi se ne andarono con duemila statue di bronzo e le bocche sigillate su un segreto.
Il Fanum, appunto. Informazioni ci giungono dallo storico Tito Livio (Padova 59 a.C. - 17 d.C.) che indica Volsinii quale luogo dove era situato il santuario.
Per lo storico romano, il Fanum ospitava anche le feste e i giochi panetruschi (una specie delle Olimpiadi greche), occasioni in cui venivano prese decisioni di carattere politico. La divinità è nominata come Voltumna solo da Livio, essendo maggiormente nota come Vertumnus o Vortumnus, che Varrone definisce “dio principe dell'Etruria”.
Il nome, che non risulta nella documentazione del pantheon etrusco, è da ritenersi un appellativo riferito a un dio che, sempre secondo Varrone, non può essere che Tinia (il Giove latino): il caso di nomi doppi era molto frequente in Etruria, sia in riferimento ai numi minori che a quelli maggiori.
L'indagine archeologica, ad oggi, conferma l’ipotesi che Orvieto è l'etrusca Velzna, chiamata, appunto, dai Romani Volsinii. Lavori di scavo presso l'area in cui si ritiene fosse edificato il Fanum hanno visto affiorare i resti della chiesa di San Pietro in Vetere, conosciuta finora solo attraverso i documenti del XIII e XIV secolo.
Il ritrovamento è molto interessante, anche perché il nome fa riferimento a insediamenti preesistenti (in vetere) che dovevano avere però la stessa destinazione al culto, rappresentano infatti una costante le chiese cristiane erette su templi pagani, riutilizzandone i materiali e gli elementi architettonici portanti.
Il “Fanum Voltumnae” (in latino, traducibile come “santuario di Vertumna”) era il luogo sacro federale etrusco dove ogni anno a primavera vi si riunivano i capi dei “dodici popoli” della Lega che raccoglieva le dodici città etrusche, delle quali la più antica e importante era Tarquinia (fondata da Tarconte, il costitutore e primo capo della Lega): vi si eleggeva il capo supremo della Federazione etrusca o Larthe, vi si tenevano feste religiose e vi si prendevano deliberazioni di politica interna ed estera.
Il tempio, il Fanum, è anche, secondo la tradizione, il labirinto dove è necessario superare delle prove, se stessi, per giungere all'intuito, alla divinità.
Gli Etruschi, chiamati Tusci o Etruschi dai Romani e Tirreni o Tyrseni dal Greci, sono ancor oggi circondati da un alone di mistero incentrato su due principali problemi. Il primo è quello della loro origine, il secondo è quello della lingua.
Agricoltori nonché agrimensori e poi urbanisti, metallurghi e quindi temibili guerrieri con le loro armi di bronzo e poi in ferro, artisti ma anche mercanti, navigatori, pirati e colonizzatori, gli Etruschi hanno parlato sia con i fatti storici di cui sono stati protagonisti in tutto il bacino del Mediterraneo dal IX al I secolo a.C., sia con le mirabili testimonianze della loro arte, sia con l'eredità culturale, religiosa e morale che hanno travasato quasi per intero nella civiltà di Roma, contribuendo a strutturarla fin dalle sue origini.
I testi scolastici sorvolano rapidamente sulla potente monarchia etrusca sviluppatasi per molte generazioni, formata da sette re che gli alunni ripetono in successione come una filastrocca, dopo i quali si giunge immediatamente alla nascita della repubblica romana. Gli Etruschi non sono mai morti e ci hanno donato un tesoro inestimabile che narra una storia, la nostra, iniziata tanto tempo fa.

Riccardo Cecchelin dal Corriere dell'Umbria

Ed ecco alcuni video girati nel sito archeologico che mostrano cosa sta oggi affiorando: