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venerdì 23 ottobre 2015

Umbria Jazz Winter nel segno di The Voice

La ventitreesima edizione del festival di Orvieto (30 dicembre-3 gennaio) conferma la sua formula e omaggio Frank Sinatra. Tra gli italiani Fresa e Rea

Rispetto a qualche anno fa il budget intorno al quale è stata organizzata la ventitreesima edizione di Umbria Jazz Winter (30 dicembre - 3 gennaio) ha subito un sensibile "ritocco".
Era attorno al milione di euro con le edizioni spedali di sei giorni, ora si attesta intorno ai 600 mila.
Carlo Pagnotta giura che non ci sono ne trucchi ne inganni, ma che è riuscito quasi del tutto fortuitamente a ingaggiare il "Light of Love Gospel Singer", il coro che darà vita al tradizionale appuntamento con la messa di Capodanno in Duomo, a titolo gratuito: il coro è stato già premiato negli Usa e usufruisce della copertura dei costi dei vari tour.
In sede di presentazione di Ujw#23 al ridotto del Teatro Mancinelli campeggia sullo sfondo il nuovo manifesto firmato Chioccia/ Tsarkova che Pagnotta ha scoperto essere gli autori di altri importanti poster di festival jazz, tra cui quello del più antico, il festival di Newport.
Tra l'esplosione di rossi fuoco e gialli accesi, Pagnotta alterna "pillole" di polemiche e commenti sul programma.
Bacchetta i commercianti che al contrario del bistrot "il Malandrino" non sono entrati ancora nell'ottica dell'adesione (finanziaria) al festival quindi dirotta l'attenzione sui "pupilli" americani dell'edizione 2015-2016, a partire da Kurt Elling che omaggerà Frank Sinatra (si celebra quest'anno il centenario della nascita insieme a quello di Billie Holiday), voce solista di una orchestra di diciassette elementi composta da alcuni dei più interessanti giovani musicisti italiani che affiancheranno il suo tradizionale quartetto.

Ma l'onore del concerto serale di apertura del festival toccherà al sestetto di Jarrod Lawson di cui la stampa specializzata d'Oltreoceano parla un gran bene per la sua accattivante interpretazione del soul. Altro incontro a stelle e strisce sul palco del Mancinelli sarà quello tra il batterista Lewis Nash e il sax alto Steve Wilson di cui Musica Jazz ha proposto nello scorso numero l'album ottenuto da una registrazione eseguita proprio a Ujw. Con Romero Rubaldo (che lo scorso anno è stato posizionato tra i primi cinque musicisti nelle cinque stelle assegnate dal Down Beat), il festival continua la tradizione dei brasiliani, mentre sul versante del jazz italiano, Danilo Rea presenterà il nuovo album dedicato ai Beatles e ai Rolling Stones e Fabrizio Bosso in quartetto con Rosario Giuliani omaggerà Duke Ellington con il suo nuovo progetto.
Paolo Fresu proporrà l'interpretazione musicale di "Vinodentro" ispirato all'omonimo romanzo di Fabio Marcotto, in compagnia di Daniele Di Bonaventura e l'Orchestra da camera di Perugia, concerto in collaborazione con la Sagra musicale umbra. Poi al palazzo dei Sette è confermata la presenza di Alan Harris e al Palazzo del Popolo i Dirotta su Cuba. Confermata anche la street parade dei Funk Off. Infine Vince, musicista olandese di strada che assicura sorprese.

Corriere dell'Umbria Venerdì 23 Ottobre 2015

sabato 19 ottobre 2013

Umbria Jazz winter 2013 abbandona l’anima popolare

Potrebbe votare per il Senato Umbria Jazz 21 che in quanto a strada ne ha sicuramente fatta, ma che non ha intenzione di mollare almeno sul versante della qualità.
A fronte di risorse sempre più incerte, pur nella sicurezza dell'apporto "convinto" dell'amministrazione comunale Concina, a fronte dei 35 mila euro decurtati dal passato governo e non ancora recuperati, a fronte di una crisi sempre più diffusa per quel che concerne l'appeal dei concerti live su un pubblico sempre più attento alle tasche e che in questi ultimi anni ha subito un drastico ridimensionamento, il festival sembra orientato a scelte difficili, perdendo la sua "anima" più popolare e virando decisamente verso un pubblico più specifico di estimatori.

Forse forte del fatto che l'edizione Summer a Perugia ha fruttato risultati eccezionali con il record di incassi del tutto in controtendenza rispetto all'andamento generale e maturata la convinzione che il pubblico del jazz ha bisogno di forti motivazioni per aderire a proposte che puntano alla specificità, Carlo Pagnotta ha deciso di allestire un programma (dal 28 dicembre al primo gennaio) che da un lato punta diritto alla qualità invitando a Orvieto alcune delle più interessanti novità emerse nell'ultimo periodo Oltreoceano e dall'altro da vita ad una serie di "sinergie" tra artisti che produrranno anche benefici effetti sui bilanci.

In effetti quel che Pagnotta ha definito "laboratorio" si sostanzia nel mettere in "rete", mettere in relazione artisti caratterizzati da un elevato indice di virtuosismo in formazione diverse. Come scegliere quanto di meglio offre l'entourage del jazz americano, ingaggiarlo in massa (sette otto musicisti in tutto), shakerare il tutto e tirare fuori dal mixer formule diverse, trii, quartetti, quintetti arricchiti di volta in volta da un leader e da comprimari di grande rilievo.
É così che, tanto per fare un esempio, il più osannato dei contrabbassisti che proprio a Orvieto vent'anni fa mosse i suoi primi passi nel firmamento del jazz, Christian McBride, avrà nel suo quintetto il vibrafonista emergente Warren Wolf che farà anche parte del quartetto del pianista Aaron Diehl o che il batterista di McBride, Carl Allen, andrà a comporre insieme a David Wong il trio della sassofonista cilena Melissa Aldana, fresca trionfatrice del Thelonius Monk International Saxophone Competition 2013.

Insomma sinergie virtuose che oltre all'effetto di abbattere i costi producono formazioni esclusive. Roba da veri intenditori.
Meno soddisfatto sarà chi si aspettava appuntamenti più popolari che pure in questi ultimi anni hanno caratterizzato Umbria Jazz Winter con ad esempio Gino Paoli e Toni Servillo, ma ad esempio chi volesse ascoltare una delle più belle voci degli ultimi tempi potrà sempre dirottare su Cecile McLorin Salvant, già ascoltata la scorsa estate e Perugia in compagnia di Gregory Porter e della Wynton Marsalis Orchestra.

Del resto questo è l'indirizzo che si è riproposto il direttore artistico Carlo Pagnotta e chissà che non abbia ragione lui a puntare tutto su tecnica e virtuosismo, tralasciando quei territori di confine tra canzone d'autore e jazz.
Tra le più interessanti novità il trio di clarinetti composto da Ken Peplowski, Evan Christopher e Anat Cohen accompagnati da Howard Alden, Ehud Asherie, Greg Cohen e Lewis Nash, cosi come particolare interesse suscita il progetto audiovisivo coordinato da Massimo Achilli quest'anno dedicato al Modem Jazz Quartet con l'Aaren Diehl Quartet e l'apporto di Warren Wolf, David Wong, Pete Van No - strand .

Gli italiani; Paolo Fresu con Uri Cane, l'ottuagenario Franco Cerri, Fabrizio Bosso con il suo progetto Spiritual, Enrico Rava nel Tribe con Giovanni Guidi e Gianluca Petrella e nel quintetto Standard, Rosario Giuliani con il progetto Images. Insomma molto da ascoltare. Attentamente. 

Corriere dell'Umbria Sabato 19 Ottobre 2013

venerdì 28 dicembre 2012

Gianluca Pellerito apre UJW 20 con un tributo a Herbie Hancock


Si alza oggi il sipario sull'edizione numero venti di Umbria Jazz Winter. Saranno Gianluca Pellerito, rivelazione del jazz italiano e internazionale, e il suo Quintet ad aprire il festival nella sala 400 di Palazzo del Popolo a Orvieto per un concerto interamente dedicato a Herbie Hancock. La performance sarà un tributo al mitico pianista americano e un'occasione per celebrare tre anniversari che hanno reso speciale il 2012: i cinquant'anni dal primo lavoro discografico di Herbie Hancock, i diciotto anni di Gianluca Pellerito e i dieci anni dalla sua prima partecipa zione all'Umbria Jazz.
Ad accompagnare Gianluca Pellerito, Michael Rosen, uno dei più grandi sassofonisti viventi, Paul Stacey, chitarrista inglese di fama internazionale, per anni la Chitarra degli Oasis, Ross Stanley pianista, scuola Berklee, star del jazz piano Inglese e Alfredo Paixao, bassista brasiliano vincitore di quattro Grammy Award.
L'esibizione diventerà un cd live dal nome “Jazz My Way”.
Le Bacchette le tiene in mano sin da quando aveva due anni ed a 8 anni, nel 2002, entra nel circuito Berklee partecipando alla Berklee Summer School che si tiene da anni a Umbria Jazz. Ed è proprio in quell'anno che fa la sua prima apparizione al festival umbro, con l'ensemble della Berklee Summer School mostrando già tutta la stoffa del predestinato.
Oggi, il suo talento formidabile è ormai protagonista della scena jazz internazionale ed è sfociato in esibizioni live al fianco dei più grandi. Appena 15enne, Gianluca esordisce al Blue Note di Milano con il suo progetto Gianluca Pellerito and friends “Il Jazz a Modo Mio...”. Protagonista anche di due tour di grande prestigio negli Stati Uniti con una storica esibizione al Kennedy Center di Washington, unico italiano a suonare su espresso invito della famiglia Kennedy. Ad agosto 2012, Gianluca Pellerito e il suo Quintet prendono parte al grande spettacolo delle Olimpiadi 2012 di Londra. Lo scorso settembre, l'ambasciatore della cultura a Londra lo nomina testimonial del jazz italiano nel Regno Unito.
La Nazione Venerdì 28 Dicembre 2012

lunedì 4 gennaio 2010

Bilancio Umbria Jazz Winter 2010

Ultimo giorno di Umbria Jazz Winter: i primi bilanci del momento più atteso dell'anno. Si concluderà oggi la kermesse musicale diventata l'appuntamento più atteso dalla città, e già si iniziano a tracciare i primi rendiconti dei cinque giorni all'insegna del jazz. Anche se in maniera provvisoria, chi ormai di edizioni di Ujw ne ha viste diverse, non può che notare un calo di presenze rispetto anche allo scorso anno. Non si parla solo di afflussi perché, a proposito di note, quella dolente cade soprattutto sugli incassi. Insomma, il registro dei corrispettivi, a detta dei commercianti, non lascia spazio a dubbi con il segno meno. A parlare di un decremento di presenze, che ormai sembra apparire in maniera gradualmente costante con il passare degli anni, sono gli addetti alla ristorazione o comunque alla somministrazione di cibo bevande, come pizzerie e bar. Quella che si può definire più come una sensazione diffusa proveniente dal mondo del commercio, è confermata dal presidente del comitato ristoratori Confcommercio Orvieto, Alfredo Branca.
"Le presenze sono in calo rispetto allo scorso anno - dice Branca - ma questa è una tendenza che si riscontra ormai nelle ultime edizioni. Quello che si è sentito mancare, è più che altro l'armonia del jazz."
Non c'è più l'atmosfera "di una volta", sembrerebbe dire il presidente del comitato ristoratori, visto che di jazz nella città, se ne è respirato poco.
"La scelta di tenere gli artisti all'interno dei soli momenti della kermesse, fa mancare quell'armonia che riusciva a creare il jazz, negli anni passati - continua Branca -. La gente non riesce più a vedere Umbria Jazz, perché gli artisti non vanno in giro per la strada."
La scelta di riportare il jazz ad una dimensione di nicchia, dandosi un appeal che potesse attirare l'amante del genere musicale, non ha trovato la condivisione di tutti. Anche il maltempo e la crisi economica hanno avuto un ruolo determinante per l'eco della manifestazione sulla città, e questo invece, sembra essere un dato partecipato da tutti. Diverse sono state infatti, le prenotazioni disdette e imputabile al brutto tempo che ha accompagnato le festività di tutta la penisola. Sembra differente invece, la sensazione che ha avuto l'assessore al Turismo del comune di Orvieto, visto che le aspettative di Marco Sciarra, preparavano un "cielo più buio" di quello che c'è stato.
" Sono sorpreso che nonostante il maltempo le presenze ci sono state. Quest'anno la manifestazione, ha optato per una scelta che ha avuto un tiro di nicchia, dove è stato evitato il richiamo per la massa. Diciamo che è stato offerto un appeal diverso. Se la manifestazione diventa di massa si dequalifica - commenta l'assessore Sciarra - è giusto che vengano gli appassionati di jazz, ma ciò non toglie che non si possano pensare delle alternative. Orvieto a capodanno può anche non essere solo jazz. C'è da coltivare e crescere, naturalmente ci si aggiusta strada facendo. È giusto che chi cerchi il jazz lo trovi, ma lo è altrettanto dare una risposta a chi cerca qualcos'altro. Dobbiamo insistere sulla strada della concertazione con dei soggetti imprenditoriali che siano protagonisti senza stare ad attendere alla finestra".

sabato 2 gennaio 2010

Orvieto: Chitarra, i suoni diversi di Uj Winter

Se il jazz potesse essere compreso nei canoni del politicamente corretto o del politicamente scorretto, allora ci si sarebbe trovati di fronte a due forme perfettamente polari di intenderlo. L'occasione è stata rappresentata dalla doppia sessione di concerti al Teatro Mancinelli nel corso della serata inaugurale di Umbria jazz Winter. Tanto obliquo, quasi urlato, dirompente e "out" il fraseggio di John Scofield in un invidiabile interplay con il pianista e tastierista Lary Goldings, tanto delicato, sussurrato e discreto è stato il dialogo tra Jim Hall, alla soglia degli ottanta anni e Bill Frisell. Un dialogo quasi acustico, condotto da strumenti elettrici sul filo dell'intreccio e dell'intercambiabilità dei ruoli: da quello di solista ad accompagnatore e viceversa. La prima intensa pagina di Umbria Jazz Winter 17 è già stata voltata con grande successo da tre dei protagonisti assoluti della "sei corde", generazioni a confronto che hanno evidenziato come questo strumento abbia subìto una palingenesi totale man mano che ci si avvicina ala contemporaneità. Tre personalità molto diverse tra loro e tre approcci estremamente differenziati allo strumento.
Con una matrice comune anche se espressa con cifre stilistiche assai diseguali: un senso melodico e lirico spiccato e il sostanziale equilibrio di esecuzioni che hanno mantenuto una sobrietà di fondo, al di là della ricerca dell'effetto tecnico. Lo stesso Scofield, meno incline alla discrezione e più vocato all'effetto, si è mantenuto sul canone di una spiccata comunicatività, spesso risolvendo in favore di quest'ultima il ricorso al suo tipico fraseggio atonale. Mentre le ritualità legate allo svolgimento del festival invernale del jazz si sono consumate in un clima di festosità generale, con le strade del centro storico di Orvieto affollatissime, con i pienoni in alberghi e agriturismo in un raggio di cinquanta chilometri dalla Rupe; mentre fiumi di bollicine sono scorsi durante i tradizionali cenoni di fine anno all'insegna della migliore musica di qualità con un orgiastico incontro tra Brasile e Jamaica a cura di Romero Lubambo e Leny Adrade e il Monty Alexander Trio con gli Harlem-Kingston Express Reggae Band; con l'Alabama Gospel Choir e con il Trio di Roma con Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto, ieri alle 17 nella splendida cornice del Duomo ricca degli affreschi del Signorelli, il Gospel ha ancora una volta catturato l'attenzione di centinaia e centinaia di spettatori intervenuti nella duplice occasione di assistere al concerto e di partecipare alla Messa della Pace. Un'occasione importante suggellata per l'occasione dalla celebrazione planetaria della giornata dedicata alla fine dei conflitti sul pianeta e arricchita dagli inni al Signore cantati dai trentacinque elementi dell'Alabama Gospel Choir. Intanto Umbria Jazz Winter, dopo una lunga serie di edizioni quasi interamente dedicate al jazz italiano, in questa diciassettesima torna all'antico e torna a guardare molto indietro nel tempo. Vale a dire al centenario della nascita di Django Reinhardt, eminente figura di chitarrista che ha contraddistinto la storia del jazz indirizzandola verso una commistione con il gipsy, ritmiche e melodie gitane con echi francesi, a cui il trio Rosenberg ha dedicato ieri sera un intenso tributo e al vocalist Kurt Elling, di cui si parla un gran bene negli Stati Uniti per il suo ultimo lavoro, un ricordo del suo concittadino di Chicago Johnny Hartman, cantante e pianista scomparso nel 1983, e della sua partnership con John Coltrane negli anni Sessanta (appuntamento questa sera al teatro Mancinelli). Altro salto indietro nel tempo è quello che si compie nel pomeriggio (ore 16,30) alla Sala del Carmine con "Ap - punti di vista Jazz", il concerto multimediale a cura di Enzo Pietropaoli (contrabbasso) e Fulvio Sigurtà (tromba), con gli interventi visivi di Massimo Achilli e la consulenza di Franco Fayenz. Un excursus visuale e musicale nella storia del jazz dalle origini ai giorni nostri, in un percorso circolare di andata e ritorno.
Per tornare invece al clima festoso di fine anno, c'è da segnalare che chi aveva intenzione di brindare in strada l'arrivo del nuovo anno, sulle orme di quanto accade nelle principali città italiane ed europee, sarà di certo rimasto deluso. Ma problemi tecnici legati alla pioggia e al forte vento che hanno caratterizzato la serata della fine degli anni 00, hanno indotto gli organizzatori ad annullare il concerto dei Funk Off, originariamente previsto alle una della notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio in piazza Duomo.

giovedì 31 dicembre 2009

La voce della notte a Umbria Jazz Winter

Mixare suoni, ibridarli, shakerarli, rivisitarli e trarne qualcosa di nuovo, di inascoltato, con quel tanto di stupore che si ottiene quando si vanno a toccare corde profonde come il bisogno di risvegliare il puer, il bambino meraviglioso che alberga in ognuno di noi. Nick the nightfly sa come fare, con le sue sapienti alchimie di groove e sound un po' rubacchiate e un po' reinventate.
La sua ultima compilation "Buona vita", dal nome dell'augurio che da anni rivolge al pubblico del suo programma "Monte Carlo night" è prova evidente di quanto Nick sia un nomade della musica, mai fermo sullo stesso punto e alla continua ricerca di sonorità che allargino gli orizzonti fisici e mentali.
Come in un viaggio a occhi chiusi, come un volo d'uccello su terre sconosciute, Nick ci guida per mano alla scoperta degli opposti, giorno e notte, sole e luna e della terra, elementi archetipici di una visione a tutto tondo della musica, l'unica in grado di spostarci, seppur solo idealmente in quell'altrove tanto agognato quanto vicino. Buona vita è una compilation che si divide in tre differenti suite, la prima dedicata a "The Sun", il sole, musica con una buona dose di ritmo, ma comunque dalle sonorità rassicuranti per un buon inizio di giornata; la seconda, più intimista e notturna è dedicata alla luna "The Moon", la terza "The Earth" è dedicata alla terra e agli stili musicali più diversi raccolti e rielaborati come in un grande viaggio per il globo. Un viaggio che fa tappa oltre che in Brasile e a New Orleans, anche a Napoli per rivisitare le melodie partenopee di Joe Barbieri e del suo brano "Fammi tremare i polsi" tratto dall'album "Maison Maravilha". E se il rapporto tra Umbria Jazz e il medium radiofonico è stato sempre improntato al massimo spirito collaborativo, con dirette e interviste notturne sulle frequenze di varie emittenti, a cominciare da Radio Capital, non poteva mancare alla corte del più grande festival jazz d'Italia, la voce radiofonica notturna più famosa, quella appunto di Nick the nightfly, l'artista scozzese che più di ogni altro ha caratterizzato la sua vicenda professionale con i tratti identitari di uno deejay di lusso, dalla voce vellutata e notturna, ma anche, in questi venti anni di sua permanenza in Italia, direttore artistico di importanti rassegne jazz, nonché cantante e leader della sua Montecarlo Night Orchestra. Proprio nelle vesti inedite di crooner e di cantante di jazz, Nick è ad Orvieto per vivacizzare le notti della diciassettesima edizione di Umbria Jazz Winter. Più specificamente sarà protagonista con il suo "Nice One!" di improvvisazioni e session a base di musiche originali accompagnato da un ottimo quintetto.
L'appuntamento che si ripeterà nel corso dei rimanenti giorni del festival, non poteva che essere notturno. A partire dalle 1,15 al Palazzo dei Sette - Meeting Point tra le bollicine di Trento Doc e gli snack di cui è possibile fruire, si avrà la possibilità di ascoltare dal vivo una delle voci che ha contribuito a scaldare le notti italiane. Con l'unica eccezione di questa sera. In occasione della notte di fine anno infatti, l'appuntamento con Nick the nightfly è anticipato alle 23 per brindare insieme a lui all'arrivo del 2010.

sabato 31 ottobre 2009

Umbria Jazz Winter 2009 dal 30 dicembre 2009 al 3 gennaio 2010

Il sindaco Concina è alla disperata ricerca di un equilibrio di bilancio, nel tentativo di far quadrare i conti, ma l'euro è da tempo diventata valuta pregiata, il cambio sul dollaro è favorevolissimo e nonostante tutto, compreso il fatto che gli artisti americani - parafrasando Carlo Pagnotta - nel periodo natalizio non si spostano se non portano dietro moglie, figli, parenti ,cane e canarino compreso, l'investimento che il Comune compie ogni anno su Umbria Jazz Winter è più o meno rimasto invariato.
Con la speranza del sindaco di continuare a trovare altri nuovi sponsor che possano compensare l'esborso del Comune. Spesa che almeno in parte è stata alleggerita dall'ingresso tra i nuovi sponsor del Consorzio Tutela Vini Orvietani e della Cassa di risparmio della Rupe.
É così che la diciassettesima edizione di Umbria Jazz Winter dal 30 dicembre al 3 gennaio, sarà dedicata quasi per intero alla sei corde, la chitarra, che in Umbria raccoglie una folta schiera di seguaci. Nell'anno della scomparsa di Gianni Basso, storico sassofonista parte integrante delle vicende del jazz italiano che insieme al "senatore" Renato Sellani componeva il duo dall'età più importante della scena nazionale del jazz, il festival non dimentica di dedicargli un sentito tributo proprio con lo stesso Renato Sellani e intestando a sua nome la diciassettesima edizione. Ma c'è un altro importante anniversario che rappresenterà il segno distintivo di Umbria Jazz Winter 17, vale a dire il centenario della nascita di Django Reinhardt, eminente figura di chitarrista che ha contraddistinto la storia del jazz indirizzandola verso una commistione con il gipsy, ritmiche e melodie gitane con echi francesi.
Sarà il trio Rosenberg, che condivide con Reinhardt le comuni radici zingare, a dedicargli un tributo. Dopo l'edizione 2008 in cui il jazz italiano ha padroneggiato la scena, complice anche il forfait inatteso di Joao Gilberto e il ripiego su una multisessione di Stefano Bollani che ha dato saggio delle sue doti di estrema versatilità, Umbria Jazz Winter torna quindi all'antico proponendo innanzitutto una réunion illustre (i due avevano già partecipato a Umbria Jazz Winter nella seconda edizione e nell'estate del '95 a Perugia) sempre nel nome della chitarra: sarà infatti il duo Jim Hall-Bill Frisell a calamitare l'attenzione dei più autentici appassionati della chitarra. Entrambi maestri indiscussi della sei corde, hanno prodotto insieme un album doppio che ha raccolto grande favori negli Usa: "Hemispheres", connubio di standard e nuovi brani che decretano, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto i due chitarristi abbiano contribuito a caratterizzare le più attuali tecniche chitarristiche, pur tuttavia non dimenticando la comunicatività e il feeling. Jim Hall e Bill Frisell come tutti i musicisti presenti a Umbria Jazz per la gran parte provenienti degli Stati Uniti, saranno resident artist, vale a dire che rimarranno per gli interi cinque giorni di durata del festival ad Orvieto. Si avranno quindi a disposizione più occasioni per ascoltarli insieme a Scott Colley e Joey Baron in quartetto. Jim Hall sarà inoltre impegnato in trio e nel DownBeat Blindfold Test, un test alla cieca, in cui Ted Panken, tra i più noti critici americani, metterà alla prova la sua cultura musicale in un divertente quiz. Un test che, proposto ad altri musicisti nel corso delle passate edizioni di Umbria Jazz, ha già ottenuto un notevole successo. Altro grande chitarrista presente alla prossima edizione di Ujw sarà John Scofield in duo con Larry Goldings già suo partner nel trio Beyond e protagonista la scorsa estate nella band di James Taylor come tastierista.
I due si integrano perfettamente nell'incontro tra generi diversi, sapiente alchimia modulata a base di funk, jazz, blues e R&B. Ma al di là della chitarra sono numerosi i motivi di interesse della nuova edizione di Ujw: a cominciare dal vocalist Kurt Elling, di cui si parla un gran bene negli Stati Uniti per il suo ultimo lavoro, un ricordo del suo concittadino di Chicago Johnny Hartman, cantante e pianista scomparso nel 1983, e della sua partnership con John Coltrane negli anni Sessanta, per passare al reggae di Monty Alexander, giamaicano trasferito negli Stati Uniti con oltre cinquant'anni di carriera alle spalle; al Brasile di Romero Lubambo con la cantante Leny Andrade; all'eclettismo del giovanissimo Jonhatan Baptiste, per la prima volta ad Orvieto in quintetto e al ritorno di Gerlad Clayton, pianista come sempre in duo con suo padre, il contrabbassista John. Proprio John Clayton sarà inoltre protagonista di un inedito duo di contrabbassi con John Patitucci.
Sul versante italiano da segnalare il ritorno di Enrico Rava con un tributo dedicato a Gershwin e una band di dieci giovani promesse del jazz italiano, insieme a Gianluca Petrella e Gianluigi Trovesi e l'arrivo del "Trio di Roma" con Danilo rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto che compendieranno i venti anni di carriera con una rilettura di cover e brani ormai entrati a far parte della memoria collettiva. Musica gospel quest'anno con l'Alabama Gospel Choir, trentacinque elementi tra i più accreditati negli Stati Uniti per quanto riguarda il genere specifico. Tornano inoltre Gary Brown, Chip Wilson, il duo Kim Prevost e Bill Solley, Allan Harris in quintetto per un ricordo della musica anni Cinquanta. Esordiscono invece Chick Rodgers, accompagnata dai Soul Spiner con un repertorio soul e funky e Luther Kent e la sua band con il suo tradizionale R&b di New Orleans. Novità è il debutto di Nick the Nightfly, celebre deejay e conduttore radio, che si presenterà voce e chitarra, con un classico combo jazz.
Torna anche la Rimbamband che dell'ironia e del sarcasmo fa la sua più autentica cifra stilistica e i Cluster, ensemble genovese composto da cinque vocalist. Tornano anche i Funk Off che come sempre animeranno come Street Band le vie di Orvieto e compenseranno almeno in parte i delusi che hanno visto abolire il concerto di fine anno in piazza. Sul versante delle location da segnalare due nuovi ingressi: il Club Hotel Aquila Bianca e il Club Bevi Piano (…ma suona jazz) che contribuiranno - per dirla con Pagnotta - a creare l'atmosfera giusta di un festival "di nicchia e che vuole restare tale." Da segnalare infine il tradizionale appuntamento alla Sala del Carmine con un progetto multimediale quest'anno dedicato alle origini della musica jazz in un percorso circolare che parte dai luoghi più caratteristici del jazz per tornarci oggi. Il concerto multimediale e a cura di Enzo Pietropaoli e Fulvio Sigurtà con gli interventi visivi di Massimo Achilli.

sabato 27 dicembre 2008

Umbria Jazz Winter parte il 30 dicembre

Jacqueries, ribellismi, proteste, annunci di azioni più o meno clamorose: mai come quest'anno polemiche e ansie hanno fatto da preludio all'avvio del festival invernale del jazz sulla Rupe di Orvieto, l'ormai tradizionale appuntamento che si svolge nella città del Duomo a cavallo con gli ultimi giorni del vecchio anno e i primi del nuovo.
Sono stati principalmente tre i motivi di discussione che hanno animato il dibattito preliminare alla manifestazione: il primo era inerente all'opportunità o meno di prolungare, in tempi di crisi economica-finanziaria, di un giorno la durata del festival che quest'anno si prolungherà per sei giorni, dal 30 dicembre al 4 gennaio; il secondo era relativo all'abbandono del Consorzio tutela vini orvietani quale sponsor, "scoraggiato" dal fatto che Ujw abbia accettato le offerte di un Consorzio trentino (Trento Doc) ritenuto "antagonista" e che promuove vini e spumanti di alta fascia; il terzo è stato quello dell'abbandono di Aria - fornitore di internet veloce via etere - per motivi legati proprio alla crisi economica.
Tutti fattori che comunque non hanno scoraggiato la ferrea volontà del sindaco Mocio di andare avanti nella strada tracciata e nel perseguimento degli obiettivi in precedenza prefissati, che sono quelli di un'incidenza diretta sull'economia cittadina attraverso un maggior flusso turistico legato anche al fatto che quest'anno con Ujw esistono i presupporti per legare la permanenza ad Orvieto anche per il primo weekend di gennaio.
Intanto da un punto di vista squisitamente musicale, oltre a Joao Gilberto, protagonista assoluto nei tre giorni di permanenza ad Orvieto (2-3-4 gennaio), la città della Rupe è anche pronta ad accogliere con curiosità gli altri protagonisti della sedicesima edizione di Umbria Jazz Winter.
Per rimanere in tema di Brasile, intanto, Duduka Da Fonseca con un progetto di samba-jazz con Helio Aves al piano, Anat Cohen al sax, Guilherme Monteiro all chitarra, Leonardo Cioglia al basso, la voce di Maucha Adnet e la tromba dell'ospite speciale Claudio Roditi.
Ma al di là del Brasile, c'è ancora Sudamerica, e precisamnete Argentina con il pianista Ernesto Jodos e tanta Italia con Stefano Bollani ancora una volta partner interscambiabile di varie formazioni: a cominciar da quella con Martial Solal, per passare a quella sempre in duo con Enrico Rava e quindi a quella con Antonello Salis.
Torna instancabile e ispirato il pianismo di Renato Sellani in trio con il sassofonista Gianni Basso e parentesi al di là di generi e stili è quella con il pianista Enrico Pieranunzi.
I Clayton, padre figlio, non saranno invece presenti: il loro forfait per non meglio specificati problemi cause di forza maggiore è stato annunciato da Pagnotta.
Una sezione particolare merita poi il lavoro ispirato da Massimo Achilli per la rassegna Venti ascensionali che integra arti visive e musica a cura di Danilo Rea con l'art-rock di Maurizio Martusciello (Martum-X).
Da segnalare inoltre la pianista di formazione classica Cristiana Pegoraro, il chitarrista originario del Benin Lionel Loueke, chitarrista di Herbie Hancock, il ritorno del vibrafonista Joe Locke con la ritmica di Sonny Rollins, Bob Cranshaw al basso e Mickey Roker alla batteria, ma soprattutto il nuovo progetto di Roberto Gatto "The Music Next Door" che lo vede schierato a fianco del meglio del jazz italiano: Paolo Fresu, Stefano Bollani, Daniele Tittarelli e Rosario Bonaccorso.
Il gospel, coro di Harlem (The Harlem Jubilee Singers) diretto da Gregory Hopkins interpreterà i Duke Ellington's Sacred Concerts, un'opera divisa in tre partiture a cui Ellington dedicò buona parte delle sue ultime energie da compositore tra il 1965 e il 1973: una vera e propria summa del suo lavoro che combina jazz, musica classica, spiritual, blues e dance.
Tornano in street parade i Funk Off e torna anche la poetessa a cantante k. J. Denhert. Chip Wilson è di nuovo ad Orvieto, mentre faranno il loro debutto dopo il successo ottenuto a Perugia in estate Allan Harris e il tedesco Jo Bohnsack.
Esordio invece per il pianista texano Ezra Charles e per l'eclettica formazione italiana Rimbamband
Claudio Bianconi
Corriere dell'Umbria

domenica 19 ottobre 2008

Joao Gilberto all'Umbria Jazz Winter 2008

Nell'anno del cinquantesimo anniversario della nascita della bossa nova era impensabile rinunciare ad un'occasione irripetibile, unica quanto carica di un irresistibile appeal: la possibilità che si prefigurava davanti agli organizzatori di Umbria Jazz Winter, sedicesima edizione, era quella di poter stabilire tre interi giorni di concerti in esclusiva europea con colui che, proprio cinquant'anni fa, contribuì a creare quella nuova onda musicale che dal Brasile ben presto si estese in tutto il mondo e lo "contagiò" irrimediabilmente di una saudade triste quanto bella.
Tre giorni per poter fruire della musica di questo grande artista, tra i più grandi del secolo scorso, durante i quali Orvieto diventerà mèta ambita degli appassionati di tutta Italia.
Per avere la possibilità di ospitare Joao Gilberto nei giorni immediatamente successivi al capodanno, dal 2 al 4 gennaio del 2009, gli organizzatori di Umbria Jazz hanno messo mani sul tradizionale calendario di Ujw che tradizionalmente si svolgeva nell'arco di tempo compreso tra il 28 dicembre e il 1° gennaio, dunque in cinque giorni.
Per il 2009 e per la particolare occasione presentatasi con la possibilità di ospitare Joao Gilberto nei giorni dal 2 al 4, quest'anno il jazz festival avrà una durata più lunga di un giorno e un calendario diverso: inizierà infatti il 30 dicembre e si prolungherà quindi sino al 4 gennaio.
Ma se da un punto di vista qualitativo e specificamente musicale, la decisione appare ineccepibile, qualche polemica si è sollevata sulla città della Rupe per l'opportunità, in tempi di crisi finanziarie globali, di sostenere maggiori spese (la manifestazione quest'anno è più cara di trecentomila euro per una spesa complessiva di 1,4 milioni di euro) anche in considerazione del fatto che è sempre più difficile coinvolgere sponsor privati in un progetto tanto affascinante quanto costoso quale quello di Umbria Jazz Winter.
Facendo i conti in tasca all'amministrazione comunale di Orvieto, l'impegno economico complessivo richiesto per Umbria Jazz Winter sarà pari a quattrocentomila euro, vale a dire con un aggravio di spesa di 150 mila euro rispetto agli anni precedenti, sempre ammesso che si reperisca l'adesione in extremis di uno sponsor disponibile a stanziare gli altri 150 mila euro necessari per coprire l'intera somma aggiuntiva.
E mentre la caccia allo sponsor si espande a tutto campo (intanto sembra certa anche per quest'anno l'adesione del Consorzio tutela dei vini di Orvieto), la vigilia della sedicesima edizione di Umbria Jazz Winter pare caratterizzarsi per il clima di vivace dibattito che sul jazz festival pare si sia acceso.
Anche se a fare da pompiere sul fuoco del dibattito è sceso in campo il sindaco Mocio, convinto sostenitore della scelta di prolungare il festival anche a fronte
"di un maggiore impegno di spesa."
Il sindaco soprattutto sposta i termini del discorso sulla crisi economico-finanziaria e a fronte di una situazione deprimente rilancia la possibilità di affari per commercianti e albergatori della città che ogni anno si profila con Umbria Jazz Winter:
"Sappiamo quanto è importate Umbria Jazz - ha detto Mocio - per l'economia locale e in un momento di grave crisi, come quella contingente, lo è ancora di più."
Anche sul versante degli sponsor il primo cittadino orvietano ostenta una certa sicumera, certezza di chi in qualche modo ha già preventivato anche l'ipotesi peggiore del non completa e auspicata adesione di tutti soggetti privati.
"Il Comune - assicura Mocio - farà sino in fondo la sua parte e comunque, in ogni caso, il bilancio può sopportare gli eventuali costi aggiuntivi."
Anche la presidente dell'associazione Te.Ma., co-organizzatrice di Umbria Jazz Winter, Pirkko Peltonen concorda con quanto dichiarato dal sindaco, pur contestando il balletto di cifre sulle spese che si ipotizza il Comune debba sostenere:
"Ci sono un paio di cose da precisare - sottolinea Pirkko Peltonen -.
La prima è riferita alle spese da affrontare che ammontano esattamente ad un quinto in più rispetto agli anni passati.
La seconda è che con lo slittamento del calendario del festival si vuole cogliere l'opportunità di offrire agli orvietani l'occasione del coinvolgimento prolungato del pubblico.
Con lo slittamento della chiusura del festival a domenica 4 gennaio ci si avvicina infatti al ponte dell'Epifania stabilito nel 5 e 6 gennaio, fatto che potrebbe prolungare la permanenza di turisti in Orvieto, così come l'inizio ritardato del festival al 30 dicembre potrebbe assicurare una partenza più vigorosa rispetto a quella tradizionale e un po' fiacca del 28 dicembre."
La sfida quindi per Peltonen, come per il sindaco Mocio, è quella di superare la depressione anche attraverso azioni mirate.
Un'ultima nota. L'ultimo rapporto Eurispes pone Umbria Jazz e Umbria JazzWinter tra le prime cento eccellenze d'Italia.
"Ebbene - si domanda la presidente della Te.Ma - come pensare che manifestazioni come queste possano rinunciare a occasioni quali quella di poter ospitare il mito della bossa nova Joao Gilberto in esclusiva europea dopo sole altre due date mondiali, di cui una alla Carnegie Hall di New York e un'altra in Giappone?"
Claudio Bianconi
dal Corriere dell'Umbria Domenica 19 Ottobre 2008