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giovedì 9 giugno 2016

Mercurio nel Paglia da 30 anni, pesci avvelenati Colpa di una miniera chiusa nel 1982

Il problema mercurio nelle acque di Paglia e Tevere sta diventando una cosa drammaticamente seria secondo quanto ha riferito l'Arpa alla Regione in una relazione ad hoc.
Questa volta la discarica Le Crete non c'entra nulla. Sul banco degli imputati ci sarebbe l'Armata e l'attività estrattiva di mercurio nella zona.
Tra il 1860 e il 1980 nell'area estrattiva dell'Armata sono state estratte 102 mila tonnellate di mercurio.
Per riuscire ad avere un quadro di riferimento completo l'Arpa si è rivolta anche alle autorità ambientali toscane.
E proprio dalla Toscana sono giunte le notizie meno rassicuranti. L'attività estrattiva di Abbadia San Salvatore è stata chiusa definitivamente nel 1982 ma il mercurio drenato dalle acque del Paglia si è sedimentato ed è rimasto "silenzioso" per molto tempo almeno fino al mutamento delle condizioni meteo stagionali.
In due studi portati a termine al Dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Firenze, infatti, a smuovere il mercurio sono state le condizioni meteo mutate in intensità a partire dall'alluvione del 2012 con un aumento della concentrazione di mercurio successivamente all'onda di piena sia sul Paglia che sul Tevere.
Lo studio dimostra anche che il mercurio silente depositatosi sulle sponde è la causa dell'inquinamento odierno, quindi non più quello proveniente dall'Amiata ma quello già presente nella terra dell'alveo e delle sponde del fiume.
Dopo 30 anni dalla chiusura dei siti estrattivi, dunque, il mercurio permane nell'ecosistema e addirittura è causa di forte inquinamento.
L'Arpa dunque ritiene che la portata della contaminazione da mercurio potrebbe anche essere preoccupante soprattutto perché "biodisponibile" cioè già presente nei pesci e nelle cortecce degli alberi vicini al fiume.
Ora dovranno essere Regione ed enti coinvolti a decidere i prossimi passi, compreso l'intervento pubblico per la bonifica.

Nuovo Corriere Nazionale Giovedì 9 Giugno 2016

martedì 29 gennaio 2013

Contro il Parco Eolico

Dopo la crociata contro gli impianti a biogas e contro gli investimenti nel settore della geotermia nella zona dell'Alfina, le agguerrite associazioni ambientaliste orvietane hanno trovato una nuova frontiera per le loro battaglie.
Si tratta di un parco eolico con dieci pale (tecnicamente: aereogeneratori) dell'altezza di 108 metri con diametro dei rotori pari a 82 metri, che potrebbe sorgere sui crinali del monte Peglia qualora la Provincia di Terni autorizzasse l'intervento richiesto dalla Innova Wind srl di Napoli. L'area prescelta, in località Montagna, è agricola e boschiva, ad uso seminativo e pascolo con una quota media di 750 metri sul livello del mare ed occupa i comuni di San Venanzo e Parrano.

Vista anche la realizzazione di una rete stradale, di una stazione elettrica estesa 12mila metri quadrati e il relativo collegamento alla rete con l'elettrodotto esistente Baschi - Pietrafitta. Adesso c'è tempo fino al sei febbraio per inviare le eventuali osservazioni alla Provincia, ma le associazioni ambientaliste sono già sul piede di guerra. A contorno delle torri il progetto prevede elettrodotti di collegamento, strade di accesso per realizzare le installazioni, una cabina elettrica di grandi dimensioni (su 13 mila metri quadrati impegnati), espropri di aree private e quant'altro necessario, sconvolgendo paesaggio e ambiente.

La Logica alla base del progetto sembra essere soprattutto quella di collocare le torri nei punti più ventosi, a prescindere quindi dagli insediamenti abitativi esistenti, ignorando l'incessante rumore dei generatori in funzione, le rotte migratorie degli uccelli, e tante altre cose che fanno bello il comprensorio del Peglia - affermano i promotori del comitato per la salvaguardia del monte Peglie, il comitato anti eolico di Acquapendente e il Wwf di Orvieto - . In tutto questo c'è da chiedersi come mai simili progetti, che per violenza sulle persone e sull'ambiente non hanno eguali, hanno accesso agli iter amministrativi. Che fine hanno fatto i piani paesaggistici di cui la politica si riempie la bocca nei convegni per poi ignorarli completamente di fronte alle richieste di una società napoletana che propone progetti di decine e decine di milioni di euro con un capitale sociale di diecimila euro?

Dov’é la politica regionale di salvaguardia del patrimonio di una regione che, nonostante frane, cave, esondazioni, energie alternative speculative e urbanizzazioni selvagge, è ancora una delle più belle regioni d'Italia? Che fa l'assessore all'ambiente della Regione, Silvano Rometti, da cui anche questa volta comitati ed associazioni si devono difendere per salvare il territorio ed il paesaggio dalle speculazioni di piccoli e grandi imprenditori a cui viene sempre e comunque lasciato campo libero, senza uno straccio di programmazione?.

Queste, in sintesi, le argomentazioni e le domande degli ambientalisti. Di certo quella che si profila è l'ennesima battaglia.

La Nazione Martedì 29 Gennaio 2013

domenica 20 marzo 2011

Belle notizie: ritorno alla libertà per un gheppio, una poiana ed un falco pellegrino

Sono tornati a battere le ali e a volteggiare nel cielo tre magnifici rapaci liberati ieri mattina al Centro Recupero Fauna Selvatica "Formichella" di monte Peglia. Dopo essere stati curati e accuditi per mesi i tre animali - un gheppio, una poiana ed un falco pellegrino - hanno ritrovato la libertà grazie al lavoro degli uomini che prestano servizio nella struttura di Ospedaletto, dipendente dall'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Assisi, diretto dal vicequestore aggiunto del Corpo Forestale dello Stato, Paolo Lepori. Alla cerimonia hanno preso parte il sovrintendente Carlo Venturini, l'agente Giulia Corrado, il sovrintendente Carlo Menichetti, responsabile del posto fisso "Formichella".
Il primo ad essere liberato è stato un gheppio portato nel centro da Perugia. Poi è toccata la volta ad una poiana giunta nella struttura del monte Peglia il 3 giugno scorso da Passignano. Infine è stato liberato un falco pellegrino, in cura per la frattura dell'ala sinistra dal 2 settembre scorso e proveniente da Baiano di Spoleto. La cerimonia di ieri è stata l'occasione anche per festeggiare i 10 anni dalla costituzione del centro recupero "Formichella", una struttura sorta per curare animali selvatici. Nel corso del tempo le sue porte si sono spalancate per 3mila 848 animali, di cui circa mille e 100 sono stati rilasciati.
La struttura accoglie in prevalenza volatili, ma a volte ha prestato cure a lupi, tassi, volpi, istrici, gatti selvatici. Gli animali arrivano a "Formichella" perché portati direttamente da cittadini o dietro segnalazione al 1515, numero verde del Corpo forestale. Spesso sono feriti da cacciatori, a volte sono malati di parassitosi, talvolta si procurano da sé ferite andando a cozzare contro i fili dell'alta tensione e contro altri ostacoli. Il centro si struttura in tre livelli: appena giungono, gli animali sono sottoposti a visita dal veterinario, dottor Luca Alunni di Marsciano, in quello che è una sorta di pronto soccorso. Poi segue la degenza in appositi locali dove vengono controllati e ancora curati. Infine vengono immessi nelle voliere per verificare se sono in grado di poter tornare liberamente a volare. Nel centro lavorano due agenti forestali: Carlo Menichetti e Lino Fabi. Ad essi si aggiungono l'operatore forestale Carmine Vitale e dieci operai che si occupano interamente della struttura, dall'alimentazione degli animali alla manutenzione degli edifici. All'interno del fabbricato principale è stata di recente ricavata una sala detta "Cites", dedicata all'esposizione degli oggetti confiscati dal Corpo forestale nel corso delle proprie attività.

lunedì 8 marzo 2010

Questione Lupi a San Venanzo

Pecore, agnelli e perfino, un paio di mesi fa, un toro del peso di nove quintali, tutti finiti sotto i denti dei lupi. Da un anno circa, dopo una quindicina di silenzio, i lupi sono tornati a farsi vivi, complici tra l'altro lo spopolamento delle campagne e il cambiamento dell'habitat. Creando paura e danni, soprattutto ai proprietari di ovini, che lamentano problemi e ritardi nei risarcimenti. Spiega Fernando Moriconi, ispettore del corpo forestale dello Stato, comandante della stazione di San Venanzo:
"Il lupo caccia gli animali selvatici, cinghiali, caprioli, daini, ma se non li trova nel suo territorio si avvicina alle abitazioni, si "accontenta" e si ciba di ovini, di quello che trova, perfino di topi."
Anche la caccia al cinghiale, che toglie ai lupi il pasto preferito, acuisce il problema. Ma c'è da dire anche che il motivo per cui uno o più animali d'allevamento, come agnelli e pecore, sbranati fanno notizia è anche un altro. É sempre Moriconi a spiegare:
"Solo 50-40 anni fa qui c'erano tanti pastori con il loro gregge, oltre ai contadini che allevavano pecore e agnelli per l'autoconsumo. Ora il numero di capi allevati è letteralmente crollato, la maggior parte di ovini appartengono a famiglie che desiderano latte di pecora o carne di qualità, insomma la popolazione ovina è calata moltissimo. Quarant'anni fa un paio di pecore sgozzate creavano scompiglio, ma erano due pecore su migliaia allevate nel territorio. Ora sono due pecore su 800 allevate, questa proporzione aumenta lo sgomento."
Temuto dagli allevatori, circondato da leggende che gli conferiscono un alone di inquietante e misteriosa pericolosità, il lupo, il predatore più importante tra quelli che vivono nella penisola, è protetto in molti paesi d'Europa, tra cui l'Italia, da leggi severissime. Ma anche gli ovini sono importantissimi e non solo dal punto di vista economico e per i loro proprietari: nei terreni dove vivono e pascolano la loro presenza è di fondamentale importanza per la conservazione della biodiversità, sia vegetale - per quanto riguarda tutta una serie di erbe selvatiche - che animale - soprattutto per quanto riguarda molte specie d'uccelli. Ma, con buona pace di ambientalisti e anche di allevatori, non è necessaria una lotta all'ultimo sangue tra ovini, vitelle e altri animali da una parte e lupi dall'altra. Dice Duccio Berzi, referente del Centro per lo studio e la documentazione del lupo:
"Prevenzione, in questa parola è la soluzione del problema. Le leggi, è vero, proteggono i lupi; solo poco tempo fa la Regione Piemonte aveva chiesto una deroga, per permettere la caccia ai lupi, che in quel territorio creano problemi e le è stata decisamente negata. Ma è nella prevenzione, una medicina amara perché costa in termini di tempo, di progetti e di lavoro, l'unica risposta al problema lupi che rispetti l'ambiente, quindi anche gli animali d'allevamento possibili prede dei lupi, e il loro habitat. Una soluzione che chiede opere da realizzare e da mantenere, quindi l'intervento di enti pubblici. Si tratta di mettere in atto interventi strutturali e gestionali diversi in base alla situazione ambientale e aziendale in cui ci si trova, un piccolo allevamento di ovini sui monti Sibillini non é come un grande allevamento di bovini in una zona alpina. I progetti di protezione devono basarsi su strumentazioni elettroniche come dissuasori, su recinzioni elettriche, per tenere lontani i lupi, che devono essere ben inseriti nell'ambiente e ben realizzati. Ma per gli ovini anche la scelta del cane adatto e bene addestrato è fondamentale, i pastori maremmani abruzzesi sono ideali, ma anche in questo si deve scegliere l'esemplare che per indole e addestramento vada bene, capace di difendere gli ovini ma non aggressivo con l'uomo. Inoltre chiudere gli animali la notte, seguire certe regole nel pascolo. Un insieme di cose che messe insieme a seconda del caso daranno un progetto sostenibile quanto a riparo dai rischi e sostenibile, in proporzione, quanto a spesa."
Ma intanto per gli allevatori danneggiati s'apre un altro filo di speranza: è la recentissima sentenza (n.80 del 2010) della Corte di Cassazione, che ha condannato, senza sé e senza ma, la Provincia di Pesaro Urbino a risarcire i danni di un incidente stradale provocato da un animale selvatico.

venerdì 19 febbraio 2010

Rischio frana per la rupe di Sugano

C'è anche la rupe di Sugano, tra le richieste per il riconoscimento dello stato di calamità naturale avanzate al ministero dell'Ambiente. A seguito delle abbondanti piogge, la drammatica attualità delle frane in Calabria ha riacceso i riflettori sul problema della staticità dei terreni e le stime di Legambiente hanno messo all'indice la sicurezza idrogeologica per una novantina di comuni umbri.
Per quanto riguarda la rupe di Sugano, l'assessore ai lavori pubblici Felice Zazzaretta ha assicurato che il problema della sua stabilità è stato già noto alla Regione dell'Umbria e che sono state fatte opportune richieste alla Protezione civile e al ministero dell'Ambiente. Come si ricorderà, infatti, il problema del degrado della rupe emerse con forte evidenza nel 2004 quando la rupe fu interessata dal distacco di massi di pietra basaltica.
Già allora, vennero attivati dei finanziamenti e furono eseguite alcune opere di consolidamento per una piccola parte sul versante nord-ovest in corrispondenza di via delle Scalette e di via delle Cantinacce, ovvero quasi un quinto di quella che è la reale necessità sull'intera superficie. La rupe di Sugano si presenta coperta di vegetazione che, proprio come è avvenuto per quella di Orvieto, si insinua nelle fenditure provocando il distacco della pietra. Ci vorrebbe dunque una legge speciale come quella che in passato permise di salvaguardare la rupe orvietana?
Forse, ma per la pubblica amministrazione sembra piuttosto difficile intervenire dal momento che l'operazione implica un'ingente quantità di risorse, al momento non presenti nelle casse comunali. Dall'inizio dell'anno, nella frazione non si sono registrati smottamenti particolarmente pericolosi, ma la stabilità del terreno è sempre a rischio.
Per questo, nell'estate scorsa era stata avanzata la richiesta di finanziamento al ministero dell'Ambiente, con un progetto preliminare di circa 700 mila euro destinati al completamento delle opere di consolidamento della rupe già avviate. La delicatezza della situazione è data dal fatto che una parte della rupe sovrasta la sorgente delle Bottacce che porta acqua al serbatoio di Sasso Tagliato. Inevitabilmente, un crollo potrebbe arrivare a compromettere il sistema di pompaggio e danneggiare l'inizio della galleria delle tubazioni che erogano l'acqua.



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mercoledì 18 febbraio 2009

La raccolta differenziata ad Orvieto non c'è!

Rifiuti: scoppia la bufera della raccolta differenziata. Orvieto è la peggiore città in Umbria per il rispetto delle percentuali sulla raccolta differenziata, ma il progetto che doveva partire entro fine anno, poi entro primavera, sembra l'ennesima storpiatura di un problema che l'amministrazione fatica a risolvere.
i dati presentati dal capogruppo regionale dei Verdi e civici, Dottorini sono estremamente eloquenti.
"i comuni più virtuosi - ha detto il presidente regionale dei Verdi - sono quelli che hanno messo in atto politiche di raccolta porta a porta e premialità dei comportamenti virtuosi, a conferma di quanto i Verdi e civici e gli ambientalisti sostengono da anni.
Ma è opportuno anche eliminare quei conflitti di interesse nella gestione della raccolta differenziata e dello smaltimento ultimo che in parte spiegano risultati inverosimili, come nei casi di Orvieto (16 per cento) e Città di Castello (17,5 per cento) che assieme a Foligno (18,8 per cento) sono l'emblema di una gestione fallimentare."
Differenziazione del ciclo dei rifiuti, raccolta porta a porta, sono tutti argomenti che sulla Rupe dovevano essere di dominio pubblico, ma in realtà tutto rimane nell'inchiostro delle carte bollate.
a tentare di fare chiarezza sull'argomento è un'interrogazione del capogruppo di Altra città, Maurizio Conticelli.
"La anomala manovra di riequilibrio del bilancio 2008 approvata nella seduta del 13 agosto scorso - dice Conticelli - fu giustificata dal sindaco anche per attivare con urgenza le procedure inerenti l'appalto della raccolta differenziata dei rifiuti nel Centro storico.
Il relativo bando è stato attivato nello scorso mese di ottobre con scadenza 15 dicembre 2008. Il Comune starebbe procedendo alla sua aggiudicazione, anche se dall'analisi del Peg 2009 non troviamo riscontro delle somme necessarie al finanziamento dell'appalto, pari ad un canone annuo di 491mila 873,81 euro (oltre Iva) per un periodo di anni tre."
Dunque la cruda realtà sarebbe quella di una mancanza di fondi che avrebbero fatto notevolmente slittare il progetto di raccolta differenziata.
Altra città non si è comunque fermata alla richiesta di chiarimenti fatta all'amministrazione ma è andata oltre segnalando alle autorità competenti le gravi mancanze dell'amministrazione orvietana.
"Abbiamo inoltre segnalato alle autorità competenti (Ministero, Regione, Provincia ed Ato) - dice infatti Conticelli - la ingiustificabile situazione che vede Orvieto alle ultime posizioni per la raccolta differenziata in Umbria, in contrasto non solo con le norme di legge, ma con gli impegni assunti dagli amministratori e con le aspettative dei Cittadini.
Al di là degli aspetti burocratici, dispiace che, nonostante i solenni impegni assunti nel 1997 per dare avvio ad un progetto capillare di raccolta differenziata dopo la cancellazione di un termovalorizzatore e nonostante le ingenti risorse economiche pervenute ora da accordi transattivi con la Sao ora dallo smaltimento dei rifiuti campani, l'amministrazione comunale annaspi tra le difficoltà di bilancio che le impediscono il decollo della raccolta differenziata".

domenica 14 settembre 2008

Lupi a Castel Giorgio

Un killer silenzioso, che agisce nelle tenebre. Una scia di sangue è rimasta sui campi dell'Alfina: pecore morte sgozzate dai denti di un predatore antico, che ancora compare nelle notti d'estate.
Presenze scomode per chi deve subirne le azioni o benedizioni della natura per chi guarda alle paure dell'estinzione.
Come in un racconto dei nonni sulle colline castelgiorgesi rivive il mito del lupo, del predatore per eccellenza, che scende dalla montagna per aggredire i gregge di pecore.
Alcune settimane fa è realmente successo nelle campagne dell'Alfina, quando un allevatore di ovini si è trovato di fronte ad una dozzina di animali sgozzati.
Inizialmente si pensava alla presenza di alcuni cani randagi, ma è stato proprio il veterinario che ha certificato la morte degli animali ha evidenziare che si trattasse di un lupo.
Si parla di esemplari dal pelo scuro, che vivono nelle colline fra le zone di Allerona, Castel Viscardo, Torre Alfina, nell'area del Monte Rumeno e Selva di Meana.
La presenza dei lupi sarebbe certificata, ma è decisamente raro che si manifesti come è accaduto a Castel Giorgio.
Gabriele Anselmi
dal Corriere dell'Umbria Sabato 13 Settembre 2008

mercoledì 6 agosto 2008

Pericolo Radon

Lontano dal provocare allarmismi e paure è uscito in questi giorni uno studio dell’Oms che approfondisce la questione del gas radon, molto presente nelle strutture orvietane tanto che la scuola elementare di Sugano è stata completamente chiusa lo scorso anno, e quest’anno per alcuni giorni anche la scuola materna di Orvieto centro.
“Pare ormai che l’opinione pubblica abbia dimenticato gli effetti distruttivi per la salute umana del radon - scrive il componente del Dipartimento tematico tutela del consumatore, Giovanni D’Agata -.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che, dopo il fumo, il radon è la causa principale del tumore polmonare. In ambienti aperti la concentrazione del gas non raggiunge quasi mai livelli pericolosi, mentre nei luoghi chiusi (abitazioni, scuole, ambienti di lavoro, ecc.) può raggiungere concentrazioni elevate potenzialmente dannose per la salute.
Alcune statistiche circa le morti connesse al radon, parlano di cifre impressionanti e secondo talune sarebbe la causa diretta per oltre 20mila decessi nella sola Unione Europea ogni anno ed oltre 3mila in Italia.
E’ noto da tempo che interventi di risanamento, possano ridurre notevolmente l’impatto della presenza di tale gas all'interno degli edifici”.
La proposta di D’Agata è quella di sollecitare Governo e Regioni a controlli severi per gli edifici privati e quelli pubblici.
“Riscontriamo una generale difficoltà dell’amministrazione comunale nel governare la materia ambientale - ha scritto proprio in questi giorni il capo gruppo di Altra Città, Conticelli, in una interrogazione - come può desumersi dalla mancanza di piani di monitoraggio, di rilevamento e di risanamento su radon, campi elettromagnetici ed inquinamento acustico, nonché di indagini epidemiologiche ad essi correlati.
Nell’auspicare la definizione di specifiche convenzioni con Asl, Arpa Umbria, Università, istituti di ricerca o con altri soggetti titolati, per affrontare organicamente la gestione afferente la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, chiediamo di effettuare con cortese urgenza le misurazioni dei valori di radon all’interno degli edifici che ospitano gli uffici comunali del Centro storico (compresi gli uffici degli amministratori)”.
Conticelli mette anche in evidenza altre necessità come quella di effettuare le misurazioni dei valori dei campi elettromagnetici in corrispondenza dell'elettrodotto in loc.
La Svolta di Ciconia e delle cabine Enel lungo la Strada della Patarina, nei pressi del bivio della Strada comunale di Riorso e valori di radioattività eventualmente presenti nella discarica “Le Crete”.

Gabriele Anselmi dal Corriere dell'Umbria