Andando da Todi a Orvieto, lungo una vecchia strada, che riporta ad atmosfere anni '60, anche se il suo tracciato è in realtà assai antico, si costeggia un lago dalle acque che si presentano con un colore insolito e suggestivo: è il lago di Corbara, un lago artificiale che si è formato negli anni '60 del secolo scorso, appunto, in seguito alla costruzione di un bacino idroelettrico sul fiume Tevere. Un lago nato là, dove vi erano casolari, edifici e abitazioni. i cui abitanti dovettero lasciare le case, e i campi coltivati, trasferendosi altrove con le loro masserizie, mentre l'acqua, nel giro di pochi giorni, invadeva e riempiva la conca. Sommergendo le costruzioni, e le memorie di secoli di vita. Ma capita, a volte, che le acque del lago siano trasparenti e allora si intravedono, o forse sembra di vedere, le ombre delle antiche case. Ma gli echi e le voci che qui si sentono, in alcuni giorni e in alcune ore, sono tanti, e forse è il vento, forse no.

Qui siamo in uno dei luoghi più selvaggi e suggestivi del parco fluviale del Tevere. Il lago prende il nome di Corbara dall'omonima frazione, che è parte del territorio comunale di Orvieto. Ma altri ancora sono i comuni e i borghi che si incontrano strada facendo, da una parte della strada il lago, e dall'altra le colline, a volte aspre e aguzze, e coperte a seconda del tratto, da oliveti o da boschi. Ma non solo borghi e nuclei abitati si trovano a riva di lago, o lungo o in cima alle strade che dalla strada del Corbara si inerpicano verso le colline. In questa area gravitano anche le gole del Forello, che si insinuano fin quasi a Todi. Nei secolo scorsi dalle gole, talvolta, si sentivano uscire voci spaventose e inumane, che si innalzavano a lungo, per poi diventare sempre più deboli ed estinguersi. Se fossero creature fantastiche, o venti impetuosi, non è dato sapere. Ma non solo gole, anche grotte, e luoghi deputati al silenzio, alla preghiera e alla meditazione, un tempo rifugio di eremiti, anche Jacopone da Todi fu eremita, rifugiandosi anche in una grotta accanto al piccolo convento di Sant'Angelo di Pantanelli. Luogo, quest'ultimo, legato alla memoria francescana, nelle vicinanze sono ancora visibili la grotta in cui il Santo dimorò, la "sua" fonte, l'elce che piantò e lo scoglio sul Tevere da cui, secondo la tradizione, parlò ai pesci.
Jacopone da Todi invece, secondo la tradizione, qui compose varie laudi, e anche il suo Stabat Mater. Altri secoli e altre storie. Sempre nel territorio comunale di Baschi lo scavo archeologico in località Scoppieto, curato dall'archeologa Margherita Bergamini, che con competenza e passione ha fatto, letteralmente, emergere dalla terra una storia straordinaria, è luogo da visitare. É Bergamini stessa a dire:

" Il sito è ubicato sulla sponda sinistra del Tevere, in un luogo in aperta campagna sulla sommità di un'altura in una splendida posizione a controllo del Tevere. Lo scavo condotto fino a ora interessa una manifattura del i secolo d.C. che produceva ceramiche fini da tavola e lucerne, cioè i comuni strumenti per l'illuminazione. Era un villaggio di artigiani che lavoravano al tornio e nello scavo abbiamo individuato le loro postazioni di lavoro, con i loro attrezzi da lavoro. Un complesso produttivo unico al mondo ...i manufatti venivano posti in commercio e distribuiti tramite il Tevere sui mercati del Mediterraneo. E così li ritroviamo nelle ville romane dell'Umbria meridionale, a Roma, a Ostia, a Cagliali e nelle principali città della costa settentrionale dell'Africa: Cherchel, Costantina, Cartagine, fino ad Alessandria di Egitto. Perché sia stato scelto questo luogo per impiantare una fornace è facilmente comprensibile. La zona possedeva infatti tutti i requisiti necessari a far funzionare bene una fornace: l'argilla innanzitutto, di una qualità molto adatta, il legname (nella zona sono ancor oggi presenti estesi boschi) e poi l'acqua. La vicinanza alla via di comunicazione fluviale rappresentò poi l'elemento determinante."
Un itinerario qui non può tralasciare Baschi, con il suo centro storico dall'aspetto antico e aristocratico, i palazzi, le piazze, le viuzze. E la sua tradizione di buona cucina. Ma questa è un'altra storia.
Corriere dell'Umbria Sabato 8 Giugno 2013



0 commenti

Posta un commento

Cerca su Orvieto Notizie

Cerca per argomento

Cerca per mese di pubblicazione

News sulla Provincia di Terni