Contro il Parco Eolico

Dopo la crociata contro gli impianti a biogas e contro gli investimenti nel settore della geotermia nella zona dell'Alfina, le agguerrite associazioni ambientaliste orvietane hanno trovato una nuova frontiera per le loro battaglie.
Si tratta di un parco eolico con dieci pale (tecnicamente: aereogeneratori) dell'altezza di 108 metri con diametro dei rotori pari a 82 metri, che potrebbe sorgere sui crinali del monte Peglia qualora la Provincia di Terni autorizzasse l'intervento richiesto dalla Innova Wind srl di Napoli. L'area prescelta, in località Montagna, è agricola e boschiva, ad uso seminativo e pascolo con una quota media di 750 metri sul livello del mare ed occupa i comuni di San Venanzo e Parrano.

Vista anche la realizzazione di una rete stradale, di una stazione elettrica estesa 12mila metri quadrati e il relativo collegamento alla rete con l'elettrodotto esistente Baschi - Pietrafitta. Adesso c'è tempo fino al sei febbraio per inviare le eventuali osservazioni alla Provincia, ma le associazioni ambientaliste sono già sul piede di guerra. A contorno delle torri il progetto prevede elettrodotti di collegamento, strade di accesso per realizzare le installazioni, una cabina elettrica di grandi dimensioni (su 13 mila metri quadrati impegnati), espropri di aree private e quant'altro necessario, sconvolgendo paesaggio e ambiente.

La Logica alla base del progetto sembra essere soprattutto quella di collocare le torri nei punti più ventosi, a prescindere quindi dagli insediamenti abitativi esistenti, ignorando l'incessante rumore dei generatori in funzione, le rotte migratorie degli uccelli, e tante altre cose che fanno bello il comprensorio del Peglia - affermano i promotori del comitato per la salvaguardia del monte Peglie, il comitato anti eolico di Acquapendente e il Wwf di Orvieto - . In tutto questo c'è da chiedersi come mai simili progetti, che per violenza sulle persone e sull'ambiente non hanno eguali, hanno accesso agli iter amministrativi. Che fine hanno fatto i piani paesaggistici di cui la politica si riempie la bocca nei convegni per poi ignorarli completamente di fronte alle richieste di una società napoletana che propone progetti di decine e decine di milioni di euro con un capitale sociale di diecimila euro?

Dov’é la politica regionale di salvaguardia del patrimonio di una regione che, nonostante frane, cave, esondazioni, energie alternative speculative e urbanizzazioni selvagge, è ancora una delle più belle regioni d'Italia? Che fa l'assessore all'ambiente della Regione, Silvano Rometti, da cui anche questa volta comitati ed associazioni si devono difendere per salvare il territorio ed il paesaggio dalle speculazioni di piccoli e grandi imprenditori a cui viene sempre e comunque lasciato campo libero, senza uno straccio di programmazione?.

Queste, in sintesi, le argomentazioni e le domande degli ambientalisti. Di certo quella che si profila è l'ennesima battaglia.

La Nazione Martedì 29 Gennaio 2013



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