... neppure i prendatori di tombe sono mai riusciti a trovare il “Fanum Voltumnae”, uno dei luoghi segreti più famosi della storia.
E' dal XV secolo che gli archeologi sono alla ricerca del santuario simbolo degli Etruschi, citato spesso dagli storici romani, ma mai indicato con precisione sulla carta geografica.
Si sa solo, per uno scritto dell’Imperatore Costantino, che era posto “apud Volsinos”, con la complicazione che Volsinii per i Romani poteva essere Orvieto ma non si può escludere che fosse Bolsena (Volsinii novi), dove gli abitanti etruschi della città rupestre furono deportati dopo la sconfitta subita da parte dell'esercito romano.
E proprio a Orvieto, in località Campo della Fiera sono in corso da otto anni dei lavori di ricerca curati dall’Università degli Studi di Macerata.
Gli scavi sono cominciati nel 2000 su un’area di proprietà dell'Opera del Duomo di Orvieto che l’ha concessa per vent’anni al Comune per permettere le ricerche.
Il Fanum, è un “mito” etrusco che resiste nel tempo.
Citato direttamente dallo storico Zonara, indirettamente da altri grandi narratori del passato, eppure ancora avvolto nella nebbia dei tempi quanto a struttura architettonica e a composizione sostanziale. Un luogo d’incontro certamente vasto, ambito religioso e insieme politico, una sorta di Parlamento Europeo ante litteram, la coesione di tante città diverse eppure unite strettamente dal comune sentire etrusco e, perché no, da comuni nemici, in primis i romani che poi giunsero con tutta la loro potenza militare e decretarono con il sangue la parola fine.
Gli Etruschi se ne andarono con duemila statue di bronzo e le bocche sigillate su un segreto.
Il Fanum, appunto. Informazioni ci giungono dallo storico Tito Livio (Padova 59 a.C. - 17 d.C.) che indica Volsinii quale luogo dove era situato il santuario.
Per lo storico romano, il Fanum ospitava anche le feste e i giochi panetruschi (una specie delle Olimpiadi greche), occasioni in cui venivano prese decisioni di carattere politico. La divinità è nominata come Voltumna solo da Livio, essendo maggiormente nota come Vertumnus o Vortumnus, che Varrone definisce “dio principe dell'Etruria”.
Il nome, che non risulta nella documentazione del pantheon etrusco, è da ritenersi un appellativo riferito a un dio che, sempre secondo Varrone, non può essere che Tinia (il Giove latino): il caso di nomi doppi era molto frequente in Etruria, sia in riferimento ai numi minori che a quelli maggiori.
L'indagine archeologica, ad oggi, conferma l’ipotesi che Orvieto è l'etrusca Velzna, chiamata, appunto, dai Romani Volsinii. Lavori di scavo presso l'area in cui si ritiene fosse edificato il Fanum hanno visto affiorare i resti della chiesa di San Pietro in Vetere, conosciuta finora solo attraverso i documenti del XIII e XIV secolo.
Il ritrovamento è molto interessante, anche perché il nome fa riferimento a insediamenti preesistenti (in vetere) che dovevano avere però la stessa destinazione al culto, rappresentano infatti una costante le chiese cristiane erette su templi pagani, riutilizzandone i materiali e gli elementi architettonici portanti.
Il “Fanum Voltumnae” (in latino, traducibile come “santuario di Vertumna”) era il luogo sacro federale etrusco dove ogni anno a primavera vi si riunivano i capi dei “dodici popoli” della Lega che raccoglieva le dodici città etrusche, delle quali la più antica e importante era Tarquinia (fondata da Tarconte, il costitutore e primo capo della Lega): vi si eleggeva il capo supremo della Federazione etrusca o Larthe, vi si tenevano feste religiose e vi si prendevano deliberazioni di politica interna ed estera.
Il tempio, il Fanum, è anche, secondo la tradizione, il labirinto dove è necessario superare delle prove, se stessi, per giungere all'intuito, alla divinità.
Gli Etruschi, chiamati Tusci o Etruschi dai Romani e Tirreni o Tyrseni dal Greci, sono ancor oggi circondati da un alone di mistero incentrato su due principali problemi. Il primo è quello della loro origine, il secondo è quello della lingua.
Agricoltori nonché agrimensori e poi urbanisti, metallurghi e quindi temibili guerrieri con le loro armi di bronzo e poi in ferro, artisti ma anche mercanti, navigatori, pirati e colonizzatori, gli Etruschi hanno parlato sia con i fatti storici di cui sono stati protagonisti in tutto il bacino del Mediterraneo dal IX al I secolo a.C., sia con le mirabili testimonianze della loro arte, sia con l'eredità culturale, religiosa e morale che hanno travasato quasi per intero nella civiltà di Roma, contribuendo a strutturarla fin dalle sue origini.
I testi scolastici sorvolano rapidamente sulla potente monarchia etrusca sviluppatasi per molte generazioni, formata da sette re che gli alunni ripetono in successione come una filastrocca, dopo i quali si giunge immediatamente alla nascita della repubblica romana. Gli Etruschi non sono mai morti e ci hanno donato un tesoro inestimabile che narra una storia, la nostra, iniziata tanto tempo fa.

Riccardo Cecchelin dal Corriere dell'Umbria

Ed ecco alcuni video girati nel sito archeologico che mostrano cosa sta oggi affiorando:







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