"1891/2011: cento venti anni di Assoenologi al servizio della categoria, del settore vitivinicolo e della loro evoluzione"
è questo il titolo generale dell'evento che celebrerà una ricorrenza unica al mondo visto che non si conoscono altre organizzazioni di categoria del settore che fondano le proprie radici prima del 1891. Un momento importante nella storia di Assoenologi che ha scelto proprio l'Umbria, in particolare Orvieto, per celebrare un anniversario importante in programma dal 9 al 12 luglio. Il 66° congresso di Assoenologi sarà l'occasione per conoscere una città dove ogni scorcio, ogni piazzetta, ogni vicolo offre uno spettacolo che è unico ed entra in scena solo qui, tra queste strade strette di tufo e di poesia, e sa toccare fino nelle corde del profondo non solo i cuori romantici ma anche quelli degli amanti del bello, del delicato, del caratteristico. E sarà anche l'occasione per parlare del Cuore Verde e della sua vocazione vitivinicola. L'Umbria ha infatti scelto di puntare sulla qualità; questo ha comportato passaggi difficili, a volte drastici, come la diminuzione della superficie vitata, scesa dagli oltre 20.000 ettari agli attuali 15.000 (40% dei quali occupati da Dop) e, per conseguenza, produzioni di vino che si attestano su 1 milione di ettolitri, che rappresenta circa il 2% del totale della produzione italiana.
Pur nella diminuzione degli impianti, c'è stato un incremento delle superfici iscritte agli albi delle denominazioni di origine, segno tangibile della forte volontà di puntare alla qualità e con essa alla tutela delle sue produzioni.
Contemporaneamente, si sono abbandonati vecchi concetti legati a forme di allevamento ad alta produzione e basse densità d'impianto, retaggio di un passato ormai obsoleto, a vantaggio di sistemi a bassa produzione per ceppo, meccanizzabili, qualitativamente ineccepibili. Parallelamente alla sperimentazione di nuove varietà, al fine di verificarne l'adattabilità in un territorio così unico e poterle inserire nelle liste delle varietà idonee alla coltivazione, si è cercato di comprendere al meglio le potenzialità di alcune varietà "sicure", autoctone quali il Grechetto ed il Trebbiano spoletino tra i bianchi ed il Sagrantino tra le varietà a bacca rossa così da coglierne tutte le sfumature nei diversi contesti pedologici e ambientali. In pratica si è cercato di portare avanti quel concetto di "zonazione" che mira allo studio ed al monitoraggio dell'intero territorio in maniera di individuare le zone più vocate, al fine di una razionale ristrutturazione e riconversione dei vigneti con l'obiettivo di sfruttare appieno le grandi potenzialità esistenti. Tutto ciò ha consentito di consolidare denominazioni di origine storiche quali l'Orvieto, il Torgiano e il Montefalco, nel contempo costituire nuovi disciplinari, premiando zone di produzione fino a ieri meno note quali: Assisi, Corbara e Todi. Per gli amanti dei numeri possiamo dire che l'Umbria ha una superficie vitata di 15.814 ettari di cui 6.528 a denominazione di origine. Complessivamente produce 998.000 ettolitri di vino di cui 456.500 ettolitri bianco e 541.500 rosso e rosato. Due sono i vini a Docg (Sagrantino di Montefalco e Torgiano Rosso Riserva), 12 quelli a Doc (Assisi, Colli Alto Tiberini, Colli Amerini, Colli del Trasimeno, Colli Martani, Colli Perugini, Lago di Corbara, Montefalco, Orvieto, Rosso Orvietano, Todi, Torgiano) e 6 quelli a Igt (Allerona, Bettona, Cannara, Narni, Spello, Umbria). Di Doc e Docg se ne producono mediamente ogni anno 332.000 ettolitri, mentre di Igt 357.000. Le tre sessioni dei lavori congressuali avranno luogo nel palazzo del Capitano del trasformato in un centro congressi dotato delle più moderne attrezzature. prima parte della prima sessione sarà interamente dedicata alla tecnologia e avrà lo scopo di illustrare i metodi più innovativi per riconoscere i vitigni in vigneto e nel vino. La seconda parte spiegherà invece i metodi più avanzati di monitoraggio a distanza della qualità dei prodotti


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