"Di sola cattedrale si muore". Era questa la provocazione lanciata dall'esperto di marketing Vittorio Ravà al Forum sul turismo. E quando fra tre anni ricorrerà il 750° anniversario dell'istituzione del Corpus Domini, l'auspicio è che il monito sia servito a preparare adeguatamente la città, a partire dalle sue strutture ricettive. In che modo? Attraverso una promozione graduale ma costante di un appuntamento che porterà sulla Rupe un folto popolo di visitatori, e allo stesso tempo in grado di creare, anche localmente, la consapevolezza e l'aspettativa di quello che a tutti gli effetti è un evento. Per questo fin da ora l'amministrazione comunale sta lavorando d'intesa con quella di Bolsena (detta, non a caso, la città del miracolo) e sotto la guida (non solo spirituale) del vescovo Scanavino, capo della diocesi, per valutare e realizzare insieme programmi e progetti che andranno attivati. Per il momento, di ufficiale c'è solo che a breve prenderà avvio una prima campagna di comunicazione incentrata sul valore della cristianità e fortemente legata all'aspetto identitario per le due città della Tuscia. Massimo riserbo, dunque, sulle progettualità, tanto ecclesiastiche quanto civili, che potrebbero spaziare dalle celebrazioni alla convegnistica, passando per cultura ed arte. Tra i punti fermi c'è però lo scambio straordinario delle reliquie. Il "Sacro Corporale" uscirà dalle porte del Duomo per dirigersi verso la città del lago, che in cambio cederà momentaneamente la "Sacra Pietra".
"Uno degli auspici - confida l'assessore al turismo Marco Sciarra - è che con un atto così simbolico, i nomi di Orvieto e Bolsena si possano legare in maniera ancora più forte al miracolo eucaristico e alla festività del Corpus Domini."
A questo proposito è già in via di definizione un tavolo specifico di coordinamento tecnico-operativo che coinvolgerà le varie categorie di operatori del comparto turismo-cultura. Se da un lato c'è già chi fa il nome del Santo Padre ipotizzando una visita papale - l'ultima sulla Rupe, fu quella di Papa Giovanni Paolo II il 17 giugno del 1990 - sul fronte ricettivo, è indubbio che anche gli operatori dovranno attrezzarsi. Il turismo religioso è infatti una voce non trascurabile che porta guadagno nelle casse di ristoratori e albergatori. E Orvieto ne sa qualcosa. Nell'intero comprensorio, nei primi sette mesi dell'anno si sono contate 82.676 presenze e 52.640 arrivi. Di questi ultimi, rispettivamente 28.315 italiani e 24.325 stranieri. Secondo una recente indagine, inoltre, al primo posto delle motivazioni che spingono i visitatori a fare tappa ad Orvieto c'è il consiglio di qualcuno che già c'è stato. Come a dire che il passaparola è la forma di promozione più incisiva, quella che non costa nulla e può avere enorme riscontro. Seguono, poi, l'interesse culturale, il fascino del paesaggio, fama e bellezza. A sorpresa, solo il 6% visita Orvieto unicamente per il suo duomo. Tuttavia, lo stesso Wojtyla, proprio ad Orvieto ebbe modo di affermare che anche se la costruzione del Duomo non è collegata direttamente alla solennità del Corpus Domini, è però indubbio che il mistero eucaristico è qui potentemente evocato dalla presenza del corporale.


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