Potrebbe votare per il Senato Umbria Jazz 21 che in quanto a strada ne ha sicuramente fatta, ma che non ha intenzione di mollare almeno sul versante della qualità.
A fronte di risorse sempre più incerte, pur nella sicurezza dell'apporto "convinto" dell'amministrazione comunale Concina, a fronte dei 35 mila euro decurtati dal passato governo e non ancora recuperati, a fronte di una crisi sempre più diffusa per quel che concerne l'appeal dei concerti live su un pubblico sempre più attento alle tasche e che in questi ultimi anni ha subito un drastico ridimensionamento, il festival sembra orientato a scelte difficili, perdendo la sua "anima" più popolare e virando decisamente verso un pubblico più specifico di estimatori.

Forse forte del fatto che l'edizione Summer a Perugia ha fruttato risultati eccezionali con il record di incassi del tutto in controtendenza rispetto all'andamento generale e maturata la convinzione che il pubblico del jazz ha bisogno di forti motivazioni per aderire a proposte che puntano alla specificità, Carlo Pagnotta ha deciso di allestire un programma (dal 28 dicembre al primo gennaio) che da un lato punta diritto alla qualità invitando a Orvieto alcune delle più interessanti novità emerse nell'ultimo periodo Oltreoceano e dall'altro da vita ad una serie di "sinergie" tra artisti che produrranno anche benefici effetti sui bilanci.

In effetti quel che Pagnotta ha definito "laboratorio" si sostanzia nel mettere in "rete", mettere in relazione artisti caratterizzati da un elevato indice di virtuosismo in formazione diverse. Come scegliere quanto di meglio offre l'entourage del jazz americano, ingaggiarlo in massa (sette otto musicisti in tutto), shakerare il tutto e tirare fuori dal mixer formule diverse, trii, quartetti, quintetti arricchiti di volta in volta da un leader e da comprimari di grande rilievo.
É così che, tanto per fare un esempio, il più osannato dei contrabbassisti che proprio a Orvieto vent'anni fa mosse i suoi primi passi nel firmamento del jazz, Christian McBride, avrà nel suo quintetto il vibrafonista emergente Warren Wolf che farà anche parte del quartetto del pianista Aaron Diehl o che il batterista di McBride, Carl Allen, andrà a comporre insieme a David Wong il trio della sassofonista cilena Melissa Aldana, fresca trionfatrice del Thelonius Monk International Saxophone Competition 2013.

Insomma sinergie virtuose che oltre all'effetto di abbattere i costi producono formazioni esclusive. Roba da veri intenditori.
Meno soddisfatto sarà chi si aspettava appuntamenti più popolari che pure in questi ultimi anni hanno caratterizzato Umbria Jazz Winter con ad esempio Gino Paoli e Toni Servillo, ma ad esempio chi volesse ascoltare una delle più belle voci degli ultimi tempi potrà sempre dirottare su Cecile McLorin Salvant, già ascoltata la scorsa estate e Perugia in compagnia di Gregory Porter e della Wynton Marsalis Orchestra.

Del resto questo è l'indirizzo che si è riproposto il direttore artistico Carlo Pagnotta e chissà che non abbia ragione lui a puntare tutto su tecnica e virtuosismo, tralasciando quei territori di confine tra canzone d'autore e jazz.
Tra le più interessanti novità il trio di clarinetti composto da Ken Peplowski, Evan Christopher e Anat Cohen accompagnati da Howard Alden, Ehud Asherie, Greg Cohen e Lewis Nash, cosi come particolare interesse suscita il progetto audiovisivo coordinato da Massimo Achilli quest'anno dedicato al Modem Jazz Quartet con l'Aaren Diehl Quartet e l'apporto di Warren Wolf, David Wong, Pete Van No - strand .

Gli italiani; Paolo Fresu con Uri Cane, l'ottuagenario Franco Cerri, Fabrizio Bosso con il suo progetto Spiritual, Enrico Rava nel Tribe con Giovanni Guidi e Gianluca Petrella e nel quintetto Standard, Rosario Giuliani con il progetto Images. Insomma molto da ascoltare. Attentamente. 

Corriere dell'Umbria Sabato 19 Ottobre 2013



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