Se il jazz potesse essere compreso nei canoni del politicamente corretto o del politicamente scorretto, allora ci si sarebbe trovati di fronte a due forme perfettamente polari di intenderlo. L'occasione è stata rappresentata dalla doppia sessione di concerti al Teatro Mancinelli nel corso della serata inaugurale di Umbria jazz Winter. Tanto obliquo, quasi urlato, dirompente e "out" il fraseggio di John Scofield in un invidiabile interplay con il pianista e tastierista Lary Goldings, tanto delicato, sussurrato e discreto è stato il dialogo tra Jim Hall, alla soglia degli ottanta anni e Bill Frisell. Un dialogo quasi acustico, condotto da strumenti elettrici sul filo dell'intreccio e dell'intercambiabilità dei ruoli: da quello di solista ad accompagnatore e viceversa. La prima intensa pagina di Umbria Jazz Winter 17 è già stata voltata con grande successo da tre dei protagonisti assoluti della "sei corde", generazioni a confronto che hanno evidenziato come questo strumento abbia subìto una palingenesi totale man mano che ci si avvicina ala contemporaneità. Tre personalità molto diverse tra loro e tre approcci estremamente differenziati allo strumento.
Con una matrice comune anche se espressa con cifre stilistiche assai diseguali: un senso melodico e lirico spiccato e il sostanziale equilibrio di esecuzioni che hanno mantenuto una sobrietà di fondo, al di là della ricerca dell'effetto tecnico. Lo stesso Scofield, meno incline alla discrezione e più vocato all'effetto, si è mantenuto sul canone di una spiccata comunicatività, spesso risolvendo in favore di quest'ultima il ricorso al suo tipico fraseggio atonale. Mentre le ritualità legate allo svolgimento del festival invernale del jazz si sono consumate in un clima di festosità generale, con le strade del centro storico di Orvieto affollatissime, con i pienoni in alberghi e agriturismo in un raggio di cinquanta chilometri dalla Rupe; mentre fiumi di bollicine sono scorsi durante i tradizionali cenoni di fine anno all'insegna della migliore musica di qualità con un orgiastico incontro tra Brasile e Jamaica a cura di Romero Lubambo e Leny Adrade e il Monty Alexander Trio con gli Harlem-Kingston Express Reggae Band; con l'Alabama Gospel Choir e con il Trio di Roma con Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto, ieri alle 17 nella splendida cornice del Duomo ricca degli affreschi del Signorelli, il Gospel ha ancora una volta catturato l'attenzione di centinaia e centinaia di spettatori intervenuti nella duplice occasione di assistere al concerto e di partecipare alla Messa della Pace. Un'occasione importante suggellata per l'occasione dalla celebrazione planetaria della giornata dedicata alla fine dei conflitti sul pianeta e arricchita dagli inni al Signore cantati dai trentacinque elementi dell'Alabama Gospel Choir. Intanto Umbria Jazz Winter, dopo una lunga serie di edizioni quasi interamente dedicate al jazz italiano, in questa diciassettesima torna all'antico e torna a guardare molto indietro nel tempo. Vale a dire al centenario della nascita di Django Reinhardt, eminente figura di chitarrista che ha contraddistinto la storia del jazz indirizzandola verso una commistione con il gipsy, ritmiche e melodie gitane con echi francesi, a cui il trio Rosenberg ha dedicato ieri sera un intenso tributo e al vocalist Kurt Elling, di cui si parla un gran bene negli Stati Uniti per il suo ultimo lavoro, un ricordo del suo concittadino di Chicago Johnny Hartman, cantante e pianista scomparso nel 1983, e della sua partnership con John Coltrane negli anni Sessanta (appuntamento questa sera al teatro Mancinelli). Altro salto indietro nel tempo è quello che si compie nel pomeriggio (ore 16,30) alla Sala del Carmine con "Ap - punti di vista Jazz", il concerto multimediale a cura di Enzo Pietropaoli (contrabbasso) e Fulvio Sigurtà (tromba), con gli interventi visivi di Massimo Achilli e la consulenza di Franco Fayenz. Un excursus visuale e musicale nella storia del jazz dalle origini ai giorni nostri, in un percorso circolare di andata e ritorno.
Per tornare invece al clima festoso di fine anno, c'è da segnalare che chi aveva intenzione di brindare in strada l'arrivo del nuovo anno, sulle orme di quanto accade nelle principali città italiane ed europee, sarà di certo rimasto deluso. Ma problemi tecnici legati alla pioggia e al forte vento che hanno caratterizzato la serata della fine degli anni 00, hanno indotto gli organizzatori ad annullare il concerto dei Funk Off, originariamente previsto alle una della notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio in piazza Duomo.


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