Aziende agrarie in ginocchio nell'Orvietano

Tempo di bilanci per l'agricoltura orvietana. In tutto il comprensorio è, questo, un settore che arranca ed oltre due terzi delle aziende sono praticamente in ginocchio. Il quadro tratteggiato nei giorni scorsi da Roberto Poggioni, presidente di Confagricoltura Orvieto, riconsegna un comparto produttivo fortemente in affanno. Dati alla mano, su 950 aziende sono oltre 600 quelle a rischio, specie per quanto riguarda la coltura di mais, farina e cereali. Il settore subisce ancora gli effetti di un deterioramento del valore aggiunto e, a livello nazionale, si sono persi circa due miliardi di euro in cinque anni. Da più parti viene chiesto all'amministrazione come intende fronteggiare un così delicato periodo di crisi.
"L'agricoltura - dice a riguardo Antonio Barberani, assessore all'agricoltura e allo sviluppo economico - è una delle questioni centrali su cui stiamo lavorando, dal momento che il nostro è un territorio storicamente votato all'agricoltura."
Torna così attuale l'interrogazione fatta recentemente in sede di consiglio comunale da Carlo Tonelli, capogruppo dei Comunisti italiani, finalizzata a conoscere le intenzioni attuali e future in merito. Secondo l'analisi di Confagricoltura, tra i vari comparti che interessano il comprensorio, a chiudere l'anno in una situazione particolarmente negativa sarebbero l'olivicoltura, la vitivinicoltura, ma anche il settore zootecnico e il comparto cerealicolo, in cui perdura una situazione di crisi. Crisi che, secondo Barberani
"offre però anche l'opportunità per cercare di guardare con attenzione al settore agricolo. A partire dagli elementi di grande eccellenza che questo possiede."
Soldi permettendo, le proposte per rilanciare il settore agricolo sembrano non mancare. Gli amministratori parlano di un centro per l'agroalimentare, da collocare presso il Palazzo del Gusto. Ma anche della possibilità di lanciare proprio nel complesso del San Giovanni l'antica idea di un istituto del diritto del vino, ovviamente attualizzata e rivisitata, una scuola di formazione legata al settore e la promozione agricola attraverso fondi mirati. In questo senso, si sta già lavorando alla realizzazione della filiera corta a chilometro zero e proseguono, inoltre, gli incontri con le associazioni di categoria per l'attivazione di consumi più responsabili.


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