Il sindaco Concina è alla disperata ricerca di un equilibrio di bilancio, nel tentativo di far quadrare i conti, ma l'euro è da tempo diventata valuta pregiata, il cambio sul dollaro è favorevolissimo e nonostante tutto, compreso il fatto che gli artisti americani - parafrasando Carlo Pagnotta - nel periodo natalizio non si spostano se non portano dietro moglie, figli, parenti ,cane e canarino compreso, l'investimento che il Comune compie ogni anno su Umbria Jazz Winter è più o meno rimasto invariato.
Con la speranza del sindaco di continuare a trovare altri nuovi sponsor che possano compensare l'esborso del Comune. Spesa che almeno in parte è stata alleggerita dall'ingresso tra i nuovi sponsor del Consorzio Tutela Vini Orvietani e della Cassa di risparmio della Rupe.
É così che la diciassettesima edizione di Umbria Jazz Winter dal 30 dicembre al 3 gennaio, sarà dedicata quasi per intero alla sei corde, la chitarra, che in Umbria raccoglie una folta schiera di seguaci. Nell'anno della scomparsa di Gianni Basso, storico sassofonista parte integrante delle vicende del jazz italiano che insieme al "senatore" Renato Sellani componeva il duo dall'età più importante della scena nazionale del jazz, il festival non dimentica di dedicargli un sentito tributo proprio con lo stesso Renato Sellani e intestando a sua nome la diciassettesima edizione. Ma c'è un altro importante anniversario che rappresenterà il segno distintivo di Umbria Jazz Winter 17, vale a dire il centenario della nascita di Django Reinhardt, eminente figura di chitarrista che ha contraddistinto la storia del jazz indirizzandola verso una commistione con il gipsy, ritmiche e melodie gitane con echi francesi.
Sarà il trio Rosenberg, che condivide con Reinhardt le comuni radici zingare, a dedicargli un tributo. Dopo l'edizione 2008 in cui il jazz italiano ha padroneggiato la scena, complice anche il forfait inatteso di Joao Gilberto e il ripiego su una multisessione di Stefano Bollani che ha dato saggio delle sue doti di estrema versatilità, Umbria Jazz Winter torna quindi all'antico proponendo innanzitutto una réunion illustre (i due avevano già partecipato a Umbria Jazz Winter nella seconda edizione e nell'estate del '95 a Perugia) sempre nel nome della chitarra: sarà infatti il duo Jim Hall-Bill Frisell a calamitare l'attenzione dei più autentici appassionati della chitarra. Entrambi maestri indiscussi della sei corde, hanno prodotto insieme un album doppio che ha raccolto grande favori negli Usa: "Hemispheres", connubio di standard e nuovi brani che decretano, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto i due chitarristi abbiano contribuito a caratterizzare le più attuali tecniche chitarristiche, pur tuttavia non dimenticando la comunicatività e il feeling. Jim Hall e Bill Frisell come tutti i musicisti presenti a Umbria Jazz per la gran parte provenienti degli Stati Uniti, saranno resident artist, vale a dire che rimarranno per gli interi cinque giorni di durata del festival ad Orvieto. Si avranno quindi a disposizione più occasioni per ascoltarli insieme a Scott Colley e Joey Baron in quartetto. Jim Hall sarà inoltre impegnato in trio e nel DownBeat Blindfold Test, un test alla cieca, in cui Ted Panken, tra i più noti critici americani, metterà alla prova la sua cultura musicale in un divertente quiz. Un test che, proposto ad altri musicisti nel corso delle passate edizioni di Umbria Jazz, ha già ottenuto un notevole successo. Altro grande chitarrista presente alla prossima edizione di Ujw sarà John Scofield in duo con Larry Goldings già suo partner nel trio Beyond e protagonista la scorsa estate nella band di James Taylor come tastierista.
I due si integrano perfettamente nell'incontro tra generi diversi, sapiente alchimia modulata a base di funk, jazz, blues e R&B. Ma al di là della chitarra sono numerosi i motivi di interesse della nuova edizione di Ujw: a cominciare dal vocalist Kurt Elling, di cui si parla un gran bene negli Stati Uniti per il suo ultimo lavoro, un ricordo del suo concittadino di Chicago Johnny Hartman, cantante e pianista scomparso nel 1983, e della sua partnership con John Coltrane negli anni Sessanta, per passare al reggae di Monty Alexander, giamaicano trasferito negli Stati Uniti con oltre cinquant'anni di carriera alle spalle; al Brasile di Romero Lubambo con la cantante Leny Andrade; all'eclettismo del giovanissimo Jonhatan Baptiste, per la prima volta ad Orvieto in quintetto e al ritorno di Gerlad Clayton, pianista come sempre in duo con suo padre, il contrabbassista John. Proprio John Clayton sarà inoltre protagonista di un inedito duo di contrabbassi con John Patitucci.
Sul versante italiano da segnalare il ritorno di Enrico Rava con un tributo dedicato a Gershwin e una band di dieci giovani promesse del jazz italiano, insieme a Gianluca Petrella e Gianluigi Trovesi e l'arrivo del "Trio di Roma" con Danilo rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto che compendieranno i venti anni di carriera con una rilettura di cover e brani ormai entrati a far parte della memoria collettiva. Musica gospel quest'anno con l'Alabama Gospel Choir, trentacinque elementi tra i più accreditati negli Stati Uniti per quanto riguarda il genere specifico. Tornano inoltre Gary Brown, Chip Wilson, il duo Kim Prevost e Bill Solley, Allan Harris in quintetto per un ricordo della musica anni Cinquanta. Esordiscono invece Chick Rodgers, accompagnata dai Soul Spiner con un repertorio soul e funky e Luther Kent e la sua band con il suo tradizionale R&b di New Orleans. Novità è il debutto di Nick the Nightfly, celebre deejay e conduttore radio, che si presenterà voce e chitarra, con un classico combo jazz.
Torna anche la Rimbamband che dell'ironia e del sarcasmo fa la sua più autentica cifra stilistica e i Cluster, ensemble genovese composto da cinque vocalist. Tornano anche i Funk Off che come sempre animeranno come Street Band le vie di Orvieto e compenseranno almeno in parte i delusi che hanno visto abolire il concerto di fine anno in piazza. Sul versante delle location da segnalare due nuovi ingressi: il Club Hotel Aquila Bianca e il Club Bevi Piano (…ma suona jazz) che contribuiranno - per dirla con Pagnotta - a creare l'atmosfera giusta di un festival "di nicchia e che vuole restare tale." Da segnalare infine il tradizionale appuntamento alla Sala del Carmine con un progetto multimediale quest'anno dedicato alle origini della musica jazz in un percorso circolare che parte dai luoghi più caratteristici del jazz per tornarci oggi. Il concerto multimediale e a cura di Enzo Pietropaoli e Fulvio Sigurtà con gli interventi visivi di Massimo Achilli.


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